Domanda all’artista: Claudio Caporaso

E’ ormai passato poco più di un anno da quando ho conosciuto il talentuoso scultore ligure Claudio Caporaso. La nostra conoscenza è nata per caso sui social a fine 2019, poco prima dello scoppio di questa pandemia e del mio trasferimento in Olanda: entrambi eravamo alla ricerca di un professionista del settore dell’arte che credeva nei nostri progetti e ci siamo trovati d’accordo sino dall’inizio. E’ difficile trovare degli abili scultori ed è per questo che nel progetto Arte Italiana Contemporanea in Olanda attualmente è presente solo lui: la sua poetica artistica è figurativa e reale, sensibile ed emozionale, senza alterazioni di forma per mostrare il suo profondo messaggio in cui tutta la femminilità del corpo viene esaltata in una costante ricerca di dinamismo spaziale. Le sue opere stanno ottenendo un notevole successo presso le gallerie italiane e nelle collezioni, private e pubbliche, italiane e tedesche.

Passiamo ora all’intervista a Claudio Caporaso e conosciamolo meglio:

Come e quando è nato lo scultore Claudio Caporaso: cosa ti ispira maggiormente e cosa vorresti trasmettere ai posteri?

La mia passione è nata fin da quando ero bambino.  Mi mettevo lì da solo con un “temperino” e facevo le mie “statuette”. Mi dava soddisfazione. Piano piano quello che poteva sembrare un hobby si è trasformato in un progetto per il futuro: mi sono iscritto alla scuola d’arte di Massa e sono cresciuto. La mia ispirazione è sempre stata la Natura: la vedo come la Madre di tutti noi, la perfezione e la bellezza assoluta. La Natura ha dei canoni perfetti: anche qualcosa di brutto, se lo guardi bene alla fine ha del bello o comunque si rivela utile. Quello che mi muove invece è la passione e il sentimento: la mia arte gravita attorno a questo. Ai posteri voglio lasciare la speranza che l’arte continui a vivere. Voglio che capiscano che essere un artista è un lavoro oltre che una vocazione e che, in quanto tale, non ci si può improvvisare artisti. Ci vuole impegno e dedizione, ma soprattutto ci vuole capacità tecnica ed espressiva. L’arte è piena di significato e va tramandata senza bisogno di parole che la raccontino. Ecco, questo auspico.

Ci descriveresti il processo creativo delle tue opere: quanto tempo passa dall’idea alla realizzazione?

Le mie opere nascono prima di tutto da una sensazione, che sia un’emozione o un concetto, da qualunque cosa che in ogni caso mi ha segnato. Difficilmente butto giù uno schizzo, l’idea si fa strada nella mia mente, dapprima in modo confuso e via via sempre più strutturato. Dopo giorni di pensieri fumosi durante i quali entro in uno stato quasi ansioso, ecco che il disegno diventa chiaro. A quel punto io vedo già la mia opera. Sono pronto per entrare in laboratorio e iniziare la lavorazione. Parto direttamente dalla creta o dalla cera. E finché non la vedo finita ho la smania addosso e non esco più dallo studio. Ogni opera ha tempistiche diverse, ci possono volere giorni o settimane solo per il modello, poi creo la gomma e vado fondere in bronzo.

Scolpisci opere figurative realistiche sia in legno sia in bronzo ma, con quale dei due materiali hai più affinità e cosa ti trasmettono? Come scegli l’uno o l’altro per i tuoi temi cardine?

Nonostante il materiale che utilizzo maggiormente per le mie statue sia il bronzo, effettivamente prediligo di gran lunga il legno: è un materiale vivo, naturale e, quando lo lavori, non sai mai cosa ti puoi aspettare, magari un nodo, una venatura, un elemento che ti fa deviare dal disegno iniziale. Lavorare il legno è una sorpresa, ti spacchi le mani, lo studio si riempie di trucioli, come anche i miei capelli, e tutto diventa un tutt’uno con la mia opera d’arte. Il bronzo invece è chiaramente più statico, però soprattutto con la patinatura acquisisce un non so ché di vivo. Il legno lo uso per temi più delicati, mentre il bronzo per i temi dai contenuti più forti.

Parliamo di un tema a te caro: la donna. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 hai fondato il progetto -DND- DO NOT DISTURB per combattere la violenza contro le donne: racconteresti ai lettori in che cosa consiste il progetto e come si sta articolando? Cosa prevede per il 2021?

il tema della Donna mi è sempre stato caro è vero. Nel corso degli anni sono stato definito lo scultore delle donne, proprio perché i soggetti da me prediletti sono raffigurazioni femminili, ornate da elementi naturalistici. La donna per me è un essere superiore, associato alla perfezione della Natura. L’idea che possa essere abusata o soggiogata mi devasta. L’idea che nei secoli non abbia ancora raggiunto il pieno potere e uguaglianza col sesso maschile è inammissibile. Il progetto nasce dalla rabbia, dall’impotenza che si vive ogni giorno anche solo dopo un TG. L’arte è sempre stata al servizio dell’umanità e allora ho pensato che DND potesse diventare un reale simbolo di riscatto femminile. Con mia moglie, che è da sempre stata la mia curatrice e la mia musa, abbiamo messo in piedi DND: lei è la parte pensante, quella che ci sa fare con le parole, io sono l’operaio, quello però che fa sognare attraverso le mani. Il progetto è stato abbracciato da grandi personaggi del mondo della cultura, della TV e dello sport e stava decollando alla grande, fino al lockdown del 2019. Avevamo in programma di portarlo in giro in tutta Italia, attraverso mostre itineranti e congressi, avevamo in programma una raccolta fondi per la messa in opera di monumenti che sensibilizzino sul tema, e ancora la donazione di denaro ad associazioni che si battono per i diritti delle donne in tutto il mondo. Chiaramente ora è tutto fermo, o meglio, così potrebbe sembrare, ma l’importante è crederci e non abbandonare la presa. È vero ora non si può far nulla, ma DND va avanti, e tutto è solo rimandato.  La produzione cresce, come anche l’interesse delle Gallerie e dei collezionisti. Molti hanno voluto queste opere nelle loro collezioni private, capendone il potenziale. Non appena la situazione si sbloccherà, il progetto decollerà.

Hai iniziato da poco il ciclo scultoreo denominato IDENTITA’, maschere bronzee dalle linee naturali in continuo mutamento: quante sculture hai mente per questo ciclo dal profondo significato filosofico? Raccontaci…

Identità è un progetto molto ampio e vastissimo, di cui è impossibile definirne un numero. È ancora all’inizio tra l’altro e va sviluppato interamente. È un progetto meraviglioso e concettualmente impegnativo. So che è un tema già ampiamente trattato in filosofia, nell’arte e in letteratura, ma lo trovo sempre molto attuale. Persino le nostre Identità subiscono il passare del tempo. Del progetto fanno parte essenzialmente due temi: la Maschera e il Sentimento abbinato. Mask ha dimensioni più piccole ed è la tipica struttura classica, felicità, tristezza, rabbia, ecc. Identity invece è più grande e ricca di particolari. In Identity è il viso stesso della donna che muta e che si sfoglia prendendo forme e significati diversi. Anche le lavorazioni dei materiali sono diverse per ogni opera, patinatura, lucentezza, effetto mat, sono studiati per suscitare le più svariate reazioni del pubblico. Rinomate gallerie italiane mi hanno contattato per avere almeno un pezzo di questa collezione nelle proprie sale.

Ringraziando di cuore Claudio Caporaso per il tempo dedicatoci, ricordo che potrete trovare altre informazioni sulla pagina a lui dedicata Claudio Caporaso – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org).

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