Domanda all’artista: Bianca Beghin

Siamo arrivati al terzultimo appuntamento con la rubrica Domanda all’artista ed oggi avremo il piacere di conoscere la pittrice Bianca Beghin, artista padovana che esalta nelle sue tele di grandi dimensioni le emozioni derivate dal contatto diretto con la Natura. La poetica artistica della pittrice si fonda di fatto sulle sensazioni percepite durante l’immersione completa nella natura (in particolare nei boschi) che diviene il mezzo per scaricare le tensioni e recuperare la pace interiore. Dall’interazione con la Natura nascono tele di grande impatto emotivo rese preziose dall’uso della tecnica mista, elaborata in anni di sperimentazioni, e dal sapiente uso del colore simbolico steso in maniera espressionista, che ricorda i tratti del movimento francese dei Fauves. Si può sostenere che, se la Natura è una poesia enigmatica come sostenne il francese Michel de Montaigne (1533-1592), Bianca Beghin ha trovato la giusta chiave di lettura e di interpretazione. Già presente in collezioni italiane, tedesche ed americane, Bianca Beghin è ora presente in Olanda con il progetto Arte Italiana Contemporanea in Olanda sostenuto dalla neo-Manzoni Kunst Galerie di Oosterwolde che ha lo scopo di portare a conoscenza dei collezionisti olandesi il meglio del panorama artistico italiano.

Passiamo finalmente alla chiacchierata con Bianca Beghin:

I tuoi lavori possono essere definiti espressionistici e liberano l’emozione del momento vissuta a contatto diretto con la Natura. Racconti ai lettori come nascono in dettaglio le tue tele?

Se consideriamo l’Espressionismo, la propensione ad esaltare al massimo il lato emotivo della realtà rispetto a quello percepibile oggettivamente, i miei lavori sono senz’altro espressionistici. Nelle mie opere, rappresento le emozioni che provo non solo a contatto con la Natura, ma anche nel rapporto con le persone. Amo camminare nei boschi ed in montagna, dove il silenzio mi circonda e l’anima è costretta a fermarsi e a riflettere. Ogni albero, ogni foglia trasmettono un fluido armonico e dolce che risana cuore e mente che mi rigenera. Accostarmi alla Natura, mi aiuta ad armonizzare la mia energia creando una giusta sintonia tra il mio essere spirituale e il mio corpo fisico. Cerco di fissare in immagini certi momenti, fotografo alberi che mi suscitano particolari emozioni che cerco di riportare sulla tela. Non mi interessa se l’albero non è oggettivamente reale, quello che voglio, è catturare degli istanti emotivi, esplorare i sentimenti, rappresentare i luoghi dell’anima: stupore, rimpianto, liberazione, elevazione, bellezza…

Parliamo del soggetto che rappresenti in modo espressionistico, quasi astratto: come mai la scelta è ricaduta sugli alberi ed in modo particolare sui tronchi?

L’albero è la metafora della vita. Come ogni persona nasce, cresce, si sviluppa, vive in pienezza l’età adulta, muore; ed è sempre un compagno, un confidente, un amico che mi segue nelle trasformazioni del mio vivere. L’uomo vive nella Natura e dovrebbe apprezzarla e impegnarsi affinché rimanga come valore comune, dovrebbe essere capace di sentire l’Armonia della Natura e coglierne le pulsioni interne. Inoltre, ho scelto l’albero perché è il simbolo della femminilità e della maternità. È madre sensibile e delicata, coraggiosa e magnetica. L’anima di ogni albero vibra ed è carica di trepidazioni, gioie, sconfitte, resilienza. Rifugiarsi nell’albero è come rifugiarsi nel grembo materno, sempre pronto ad accogliere e a rincuorare. Ecco perché i miei soggetti preferiti sono alberi e in particolar modo i tronchi, ancorati alla terra, tangibili, forti, come le emozioni che viviamo fisicamente.

Per quanto riguarda la tecnica che prediligi: come riesci a fare parlare gli alberi che rappresenti?

Punto molto sul colore che deve “parlare” ed essere capace di trasmettere emozioni, un colore che non è mai puro, ma sempre ottenuto da mescolanze varie, e adagiato sulla tela che viene prima preparata a riceverlo. Alcune volte, stendo una mano di gesso per creare uno sfondo più materico, altre, parto direttamente dalla grisaglia, che è un abbozzo monocromatico, adatto a individuare le zone di luce e ombra e modellarne i volumi. Procedo poi per velature e stendo il colore che così diventa più intenso, più profondo, pronto a raccontare emozioni. Anche i titoli trasmettono particolari sensazioni, non sono mai scelti a caso, ma pensati e studiati per valorizzare ed evidenziare sentimenti miei e riconducibili anche a ogni donna: Tenerezza, Strappi d’amore, Follia nell’aria, Abbraccio Illusione, Incantamento, Cercarsi, Impeto…

Gli artisti hanno sempre un dono speciale, ossia una grande e spiccata sensibilità che li porta a vedere al di là che si percepisce in prima istanza. Secondo la pittrice Bianca Beghin dove risiede la vera Bellezza?

La Bellezza? È l’armonia dei diversi, forme e colori; compito dell’artista è rendere visibile questa armonia. Non è una proprietà inerente all’opera, ma un dato soggettivo di percezione di piacere, indipendente dall’esistenza del soggetto rappresentato. E questa Armonia è in grado di suscitare riflessioni sulla propria esistenza in rapporto al mondo naturale.

Non sei un’accademica ma ciò non vuole dire assolutamente non essere un’ottima artista. I tuoi percorsi di studi umanistici come hanno influenzato la tua poetica artistica?

Essere autodidatta non significa essere priva di conoscenze artistiche. Queste si possono ottenere con molto studio, attraverso percorsi individuali o seguendo corsi con maestri riconosciuti. Ritengo che la mia formazione umanistica abbia sicuramente influenzato la mia arte, soprattutto perché mi ha insegnato il valore della conoscenza, dello studio, della ricerca. Studiare letteratura, storia, filosofia mi ha aiutato a capire meglio il mondo che mi circonda, ad apprezzare il contatto con la natura e ad avere una sensibilità maggiore quando si deve trasmettere sulla tela emozioni e sentimenti.

Ringrazio Bianca Beghin per il tempo che ci ha gentilmente concesso e per averci dato modo di entrare maggiormente nella sua visione artistica personale che ci avvicina di più alla Natura e all’animo emotivo di ognuno di noi. Ricordo ai lettori che potrete visionare la pagina a lei dedicata su www.criticoarte.org/galleria-gallery/bianca-beghin/

Domanda all’artista: Marina De Carlo

È quasi estate e, ripercorrendo i mesi trascorsi dall’inizio delle nostre chiacchierate con gli artisti grazie a questa rubrica, abbiamo conosciuto personalità e poetiche molto differenti tra loro per dare modo al pubblico di scoprire il panorama artistico italiano presente ora in Olanda con il progetto Arte Italiana contemporanea in Olanda, sostenuto dalla neo-Manzoni Kunst Galerie di Oosterwolde. Oggi scopriremo la visione della giovane artista da Terracina Marina De Carlo, conosciuta tramite un’amicizia in comune, che sono fiera di presentare nel nord Europa proprio per la freschezza, la genuinità, la genialità e la profondità filosofica di ciò che realizza. Un’arte aerea per le prospettive utilizzate, un’arte concettuale carica di simbolismi che insegna il rispetto del Creato, un’arte materiale, viva e tattile per dare modo a tutti di goderne: un’arte che è in grado di trasmettere pace interiore e meraviglia.

Ma passiamo ora all’intervista a Marina De Carlo:

La tua produzione artistica si fonda sull’uso di una tecnica mista molto particolare ed interessante che è tattile e viva al tempo stesso: vorresti spiegare in cosa consiste e se è di difficile manutenzione per chi desira diventare tuo collezionista?

Le mie isole seguono le linee di quelle reali, cerco di riprodurle il più possibile simili alla realtà. Sono di cemento e le intaglio a mano. Per ricreare la natura tipica delle isole, dopo una lunga ricerca, ho inserito il muschio vivo stabilizzato, per dare vita ai miei lavori. Il muschio vivo stabilizzato proviene da varie parti del mondo: Finlandia, Cile, Siberia, Provenza; viene raccolto a mano e sottoposto ad un processo di stabilizzazione che lo rende immutato nel tempo. I muschi che uso per le mie isole sono in grado, quindi, di mantenere inalterate le caratteristiche di morbidezza, colorazione e struttura. Non hanno bisogno di acqua, terra o luce, ma si nutrono solo dell’umidità dell’ambiente. Il muschio stabilizzato inoltre, mantiene un leggero profumo di bosco. L’ unica accortezza che consiglio è di posizionare l’opera lontano da fonti di calore.

Parliamo del soggetto che tanto ami e che è presente presso la Manzoni Kunst Galerie di Oosterwolde in Olanda: il mare e le isole. Come mai la scelta di questo tema e come lo rappresenti?

Sona stata molto ispirata dal luogo in cui vivo: vedo il mare dalle finestre di casa e il senso di libertà, che il mare, anche solo alla vista, esprime, ha colmato molti miei dolori. Mi piace poter viaggiare sulle mie tele, immaginarmi altrove. L’arte per me è evasione e, poter ” Volare ” sul mare, per me, è la massima espressione di libertà.

Nella tua produzione artistica non ci sono però solo mari, ma anche opere dedicate allo spazio ed opere estremamente concettuali strettamente collegate alle Sacre Scritture: ce le descriveresti?

Recentemente ho iniziato a “volare” anche nello Spazio. Sono sempre stata affascinata, fin da piccola, dalle foto della NASA: adoravo sentirmi infinitamente piccola nell’infinitamente grande. Utilizzo per le mie tele “spaziali” la resina che coloro di nero con pigmenti naturali, e gli inchiostri alcolici che invece compongono il cuore dell’opera. Con gli inchiostri cerco di riprodurre le esplosioni ed i colori vivaci tipici delle Nebulose. Adoro riprodurre anche i pianeti, le stelle e tutto ciò che ai miei occhi suscita un senso di stupore e meraviglia. L’ultimo (per adesso) ciclo è dedicato al fulcro della mia vita: Dio e le Sacre Scritture. Mettere Dio al primo posto nella mia vita è stata la mia più grande vittoria, che ha dato un senso a tutta la mia esistenza. Per queste opere utilizzo come sfondo le resine epossidiche, mentre le lettere che compongono le frasi sono di cemento. Il gioco di luce e ombra che si crea sotto le lettere rappresenta, per il mio modo di concepire l’arte, l’apice della perfezione.

Riassumendo la tua arte può essere definita aerea, simbolica e concettuale: qual è il messaggio profondo che l’artista Marina De Carlo vuole comunicare?

Il messaggio che vorrei comunicare con la mia arte è un messaggio di Libertà: non esistono limiti! La mia immaginazione mi ha portato lontanissimo, pur rimanendo ferma. Sono riuscita ad abbattere tante barriere e a creare un’arte non solo visiva, ma anche tattile, che possa essere non necessariamente solo “vista” ma anche “toccata” per i non vedenti.

Programmi per il 2021? Oltre ad essere presente all’Art Explosion di Assen il 3 Luglio e al Nationale Kunst Dagen a novembre a Nieuwegein, hai in agenda altri eventi? Covid permettendo…

È un periodo molto difficile per mostre ed eventi, a luglio comunque parteciperò alla Biennale di Genova con Satura Arte, a settembre sarò presente nella mostra a Crema in occasione del 750º anno dalla nascita di Dante Alighieri. Dal 5 giugno una mia opera è stata selezionata per partecipare ad una mostra evento a Catania per celebrare il 160esimo Anniversario dell’Unità d’Italia.

Ringrazio di cuore Marina De Carlo per il tempo che ci ha dedicato. Sono sicura che le opere d’arte da lei realizzate saranno sicuramente apprezzate qui in Olanda; nel frattempo invito a prendere visione della pagina a lei dedicata: www.criticoarte.org/galleria-gallery/marina-de-carlo/ 

Dal Ciclo Isole

Domanda all’artista: Gianni Depaoli

Anche se sono passati pochi mesi da quando ho conosciuto via web l’artista piemontese Gianni Depaoli, si è instaurata una profonda e reciproca fiducia e stima, nonché una grande ammirazione per le opere concettuali di grande eleganza che realizza. Gianni Depaoli è l’unico artista concettuale presente nel progetto Arte Italiana contemporanea in Olanda proprio perché, grazie alla sua intensa poetica artistica, ha scalfito la mia innata diffidenza verso questa forma d’arte contemporanea. L’arte di Gianni Depaoli si basa sui principi di eco-sostenibilità e di bio-diversità che vengono trasmessi all’osservatore tramite la creazione di installazioni e di opere (pittoriche e scultoree, figurative e astratte), che raccolgono significati diversi ed assumono identità riconducibili a contesti storici e culturali sempre strettamente connessi al rispetto del mare e dello scarto organico che si carica di valore artistico, lirico e poetico e può essere denominato come “nuova icona” e “fossile contemporaneo”. L’artista piemontese è già conosciuto a livello internazionale ed è stato presente sul territorio olandese per diversi anni; dopo l’assenza di quest’ultimo decennio, ha deciso di riproporsi con le nuove opere concettuali alla Manzoni Kunst Galerie di Oosterwolde.

Ma passiamo finalmente la parola a Gianni Depaoli:

Sei un artista concettuale e creatore di nuove icone contemporanee cristallizzate e liriche: come hai intrapreso questa strada? Raccontaci il tuo percorso artistico.

Tutto è iniziato nel settembre del 2007 quando, un direttore coraggioso come Marco Valle del Museo E. Caffi di Bergamo, dopo aver visto un mio progetto ancora allo stato embrionale, decise di dedicarmi un’intera mostra: “Mare Nero”. Quel numero esiguo di opere – appena sette – ha rappresentato la mia prima uscita pubblica. Da quell’esordio piuttosto fortunato, partì un tam-tam che coinvolse molti altri musei. In questi giorni le mie “Constatazioni”, così le chiamo e non denunce in quanto situazioni da sempre sotto gli occhi di tutti, sono esposte in molti musei e sedi Istituzionali. Sono riuscite ad incuriosire ed infine ad approdare al primo museo d’Arte che mi ha accolto nella Galleria d’Arte Moderna di Genova, diretta da Maria Flora Giubilei con la quale è nata un’idea sicuramente bizzarra: quella di “inquinare” il museo abbinando opere dissacranti, quali le mie, ai capolavori dell’esposizione. Un azzardo che porterà alla realizzazione di un intero catalogo sommato ad una proroga di altri tre mesi e a una pagina su “Da Genova per Genova”, un libro di Andrea Ranieri, assessore alla cultura del capoluogo ligure. Una grande soddisfazione. Dalla creazione di opere che additavano in modo inequivocabile i disastri provocati dall’ uomo, all’utilizzo di materiale organico di scarto dell’edibile il passo è stato breve, quello cioè di Nobilitare con il suo scarto uno degli alimenti primari che nutre da sempre il Mondo: il pesce.

Il tuo atelier è molto diverso da un atelier di un pittore ed è quasi alla pari di un laboratorio alchemico o una sala operatoria: hai voglia di scoprire il velo di mistero e descriverlo al nostro pubblico? Che strumenti e materiali utilizzi, quali tecniche…

Il mio studio è il magazzino che serviva per l’importazione, la lavorazione e la distribuzione del pesce, è cioè un ex magazzino frigorifero ora ribattezzato Museo Menotrenta, le sale espositive sono le ex celle frigorifere, gli ex laboratori sono il mio studio, gli uffici sono in parte accoglienza ma soprattutto un condensato di progetti passati, futuri o mai conclusi. La nuova ricerca sviluppata verso il 2014 con l’utilizzo di inchiostri e pelli di cefalopodi trattati per la conservazione e mantenimento del colore naturale della livrea, grazie ad un metodo da me brevettato, e manipolati con aghi d’ acciaio e bisturi chirurgici, porta a trasformare la materia per scoprirne bellezza e trasparenza. Questo nuovo studio dona nuova vita allo scarto organico che considera l’anello di congiunzione e ricordo indelebile del prodotto che ha nutrito l’Essere Umano. “Dall’edibile che nutre il corpo, all’arte che nutre lo spirito”. La pittura materica diventa il più forte impulso per la ricerca del colore naturale, che diventerà l’unico colore utilizzato, regolato dalla manipolazione dei cromatofori esistenti nel prodotto, senza aggiunte di colori artificiali. Con il progetto Abissi, indaga il noto e l’ignoto e i percorsi tortuosi del pensiero umano. Scopre ed evidenzia le ferite e le escrescenze della pelle lacerata che diventano abissi e meandri dove il pensiero si perde e si rigenera, svelando i patimenti che ho subito durante il mio percorso di vita, che definisco la mia Via Crucis.

Nel 2010 hai avuto l’occasione di presenziare all’Affordable Art Fair di Amsterdam e all’Open Art Fair di Utrecht: come ti sei trovato all’epoca e come speri sia l’Olanda nel 2021?

È stata per me un’esperienza unica, dovuta anche al fatto che ho lavorato per più di 40 anni con l’Olanda: dai porti di Urk, Volendam, Harlinger, Jimuiden, importavo il pesce olandese per le scuole, la platessa. Quando venni, portai un progetto che rappresentava la storia dell’Olanda legata alla pesca, raccontatami dai pescatori e produttori locali, e della incredibile e straordinaria combinazione. Uno Stato piccolo come una nostra Regione possiede un prodotto, la platessa, che è conosciuto e apprezzato in tutto il Mondo, ed un’altra combinazione che lega la morfologia di quel pesce all’Olanda, (ma questa la svelerò soltanto nel momento in cui una Istituzione Pubblica Olandese mi inviterà a fare una mostra in Olanda). Da lì la mia ricerca è partita e la prima mostra con questi materiali è stata fatta proprio in Olanda, tutte le opere erano fatte con pelle di platessa, reti da pesca storiche, casse di legno anni 60 ormai desuete. Fu un gran successo e mi venne dedicato anche un articolo su un giornale locale con la foto di un’opera (Het Urkerland).

Quali sono i tuoi progetti futuri per i prossimi mesi? Su cosa stai lavorando?

Progetti futuri ne ho molti, sia a livello di nuove ricerche che sto conducendo sia per mostre che stiamo preparando. Ci sono molti eventi già programmati che sono slittati causa Covid 19, sono finalista in due concorsi importanti, sto preparando una mostra personale che avrà un importante luogo Istituzionale e che sarà sostenuta da un Museo dove donerò delle opere che saranno vendute a favore di una associazione che si occupa di lotta contro i tumori, come già fatto in passato, e che saranno la mia principale prerogativa per il futuro (una promessa che ho fatto a mia moglie prima che volasse via). Sarò poi presente ad alcuni appuntamenti importanti sia in Italia che all’ Estero già programmati.

Qual è il fine ultimo della personalissima ed innovativa Arte Concettuale di Gianni Depaoli? Non hai paura che solo una stretta nicchia di amanti dell’Arte possa comprendere il messaggio profondo che le tue opere trasmettono?

Osservare la realtà e plasmarla affinché le persone ne fruiscano e ne prendano consapevolezza, estrapolando il mio intimo, i miei patimenti ma anche le fruizioni giornaliere della bellezza che ci dona la natura. Nei miei lavori compaiono visi, silhouette a volte palesemente svelati a volte velatamente nascosti che sanciscono il mio rapporto con l’ignoto e la ricerca della leggerezza dell’essere. Inquietudine, angoscia, timore, sono rappresentate da lacerazioni, abissi e meandri che feriscono la pelle, esorcizzate però dalla trasparente bellezza delle forme e dei colori naturali. Mi ha sempre interessato il far affiorare il “particolare”, immaginare il backstage della vita, scoprire la costruzione celata più che godere del risultato finale. È il particolare che differenzia e ci rende unici, la nostra firma indelebile e riconoscibile. No, non mi preoccupa anzi mi affascina, quando si supera il confine per un processo sperimentale si sa già che si incontreranno delle difficoltà, difficoltà che hanno incontrato anche i grandi maestri, Burri, Arman, Penone, Pistoletto per citarne alcuni e ora vediamo dove sono arrivati. Ora il popolo dell’arte è preparato a questi nuovi processi, cercano loro stessi nuove produzioni che possano stupirli. Fortunatamente ho sempre incontrato collezionisti che volevano investire su qualcosa di innovativo ed inusuale e Musei che intendevano presentare qualcosa di particolare, per ciò che riguarda il materiale, la sua manipolazione, ma che allo stesso tempo esprimesse dei concetti molto forti.

Con immensa gratitudine, ringrazio Gianni Depaoli per la sua disponibilità. Ricordo ai lettori che potranno leggere e vedere altri video sulla pagina dedicata all’artista su criticoarte.org: Gianni Depaoli – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org)

Domanda all’artista: Fabrizio Spadini

Grafico pubblicitario, maestro d’arte ed illustratore lombardo, Fabrizio Spadini dal 2009 vive in Toscana: qui si è lasciato ispirare dalla luce e dai paesaggi che lo portano ogni giorno a dipingere en plein air, proprio come erano soliti fare i membri del gruppo dei Macchiaioli nella seconda metà dell’Ottocento. Guardando le opere del giovane artista, l’osservatore rimane folgorato e viene trasportato in un passato tra il surreale e il verista: elementi dell’iconografia delle serie animate giapponesi degli anni ’70 e ’80 sono elegantemente combinati con lo stile e le atmosfere veriste della tradizione pittorica ottocentesca. I nuovi eroi ed icone fantastiche, ormai nell’immaginario collettivo, si materializzano su un piano realistico: un futuro immaginato e surreale fatto di atmosfere d’attesa, immobili e silenziose, rese possibili dalla pennellata veloce non materica.
Per la sua poetica artistica è già apprezzato in Italia, in Inghilterra ed in America, e fa parte del progetto Arte Italiana contemporanea in Olanda sostenuto dalla Manzoni Kunst Galerie di Oosterwolde.

Conosciamo meglio l’artista Fabrizio Spadini con cinque domande:

In tanti ti hanno chiesto come mai unisci l’arte ottocentesca con i personaggi fantastici dei manga e degli anime giapponesi e dei film/serie TV cult come Star Trek e Star Wars, hai voglia di spiegarlo anche al nostro pubblico? Se potessi tornare indietro nel tempo con chi passeresti la tua giornata? E, fantasticando, se si potesse entrare in un fumetto quale sceglieresti?

Credo che alcune narrazioni appartenenti all’immaginario culturale di massa, veicolate dal cinema, dalla televisione, dalla letteratura di fantascienza, dal fumetto, siano alla base di quello che è il nostro presente. Di fatto costituiscono dei modelli culturali ormai consolidati, che sono diventati tradizione, allo stesso modo in cui l’immaginario visivo pre-industriale, del XIX secolo, può essere considerato come l’infanzia della società dei primi decenni del XXI secolo. Accostare queste “radici visive e culturali” attraverso l’artificio pittorico mi sembra un buon modo per far riflettere sulla nostra contemporaneità. Se potessi tornare indietro nel tempo passerei la mia giornata assieme a un contadino di metà Ottocento, uno di quelli che puoi vedere in un dipinto di Fattori, credo che avrebbe molto da insegnarmi. Se potessi entrare in un fumetto sarebbe una storia di Milo Manara.

Come mai proprio l’arte tra il XIX secolo e i primi decenni del XX secolo è protagonista della tua produzione? Hai mai pensato a sperimentare l’arte Rinascimentale o Barocca creando ad esempio il connubio maghette giapponesi/ Madonne, anche se il tema potrebbe divenire sacrilego?

Mi interessa stilisticamente il passaggio e l’evoluzione della pittura a cavallo tra Ottocento e Novecento. La diffusione della fotografia ha permesso alla pittura di affrancarsi dalla pura rappresentazione mimetica della realtà e dato che i modelli di riferimento nelle mie opere camminano sul filo tra realtà e immaginazione, trovo interessante affrontare visivamente il linguaggio pittorico che si è sviluppato in quel periodo storico. Ho in progetto una serie di opere che affronta il tema delle “maghette” dell’animazione giapponese, ma in relazione a una tematica che ha riguardato la figura femminile in particolare modo nei primi decenni del XX secolo, ma non voglio fare anticipazioni per il momento.

Come ti approcci quando scatta in te l’idea artistica: raccontaci tutti i segreti della creazione di una tua opera…

Di solito mi appunto delle idee relative a un soggetto, a una suggestione, però spesso davanti alla tela vuota si delineano nuove idee e di conseguenza lavoro abbastanza di getto. Solitamente non realizzo un disegno preparatorio e dipingo in maniera libera. Poi quando il soggetto va delineandosi faccio una ricerca iconografica e cerco delle references da utilizzare come guida per il dipinto. Ascolto spesso radiodrammi o audiolibri durante il lavoro. Quando voglio caricarmi invece ascolto le sigle dei cartoni animati o colonne sonore dei film che in quel momento possono riconnettermi a uno stato d’animo che voglio che trasmetta l’opera.

Tema reclusione: come si è posto l’artista Fabrizio Spadini con le chiusure forzate causate da Covid-19 nel 2020? L’arte ti ha aiutato a non cadere nell’oblio creando nuove opere grandiose?

La solitudine non è mai stato un problema per me e per il mio lavoro. Ho cercato di resistere alla tentazione di voler raccontare il presente attraverso le mie opere in modo didascalico. Mi interessa il rapporto tra uomo e tecnologia, intelligenza artificiale, uomo e mezzi di informazione, in questo senso il corso della storia sta subendo un’accelerazione di cui potremo essere consapevoli solo tra diversi anni, e col senno di poi riusciremo a trarne conclusioni obiettive, nel bene e nel male. La situazione attuale in relazione a quello che sta accadendo nel mondo dalla fine del 2019 sta creando molte divisioni, l’archetipo del “nemico” dell’alieno, la retorica di guerra, non fanno che enfatizzare questi aspetti. Preferisco immergermi nei colori delle mie opere dove la “zona rossa” è quella che fa riferimento agli ultimi raggi di sole al crepuscolo.

Hai progetti per questo 2021? So che ti occuperai delle Maghette giapponesi: qual è la tua preferita e hai già in mente l’ambientazione ideale?

Nel 2021 sto sperimentando nuovi filoni narrativi in vista di prossime esposizioni e mostre per il 2022. In particolare, sto lavorando a tele di grande formato in rapporto ai Maestri del primo Novecento. Anche se non è propriamente una maga, ma possiede comunque poteri fuori dal comune, Lamù (o Lum Urusei Yatsura) è sicuramente la mia preferita. Sto dipingendo in questo momento una grande tela che la ritrae in un notturno carnevale veneziano.

Ringrazio Fabrizio Spadini per avere condiviso con noi il suo mondo e i suoi pensieri artistici. Invito i lettori a visionare la pagina a lui dedicata sul sito criticoarte.org: Fabrizio Spadini – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org).

Domanda all’artista: Claudio Caporaso

E’ ormai passato poco più di un anno da quando ho conosciuto il talentuoso scultore ligure Claudio Caporaso. La nostra conoscenza è nata per caso sui social a fine 2019, poco prima dello scoppio di questa pandemia e del mio trasferimento in Olanda: entrambi eravamo alla ricerca di un professionista del settore dell’arte che credeva nei nostri progetti e ci siamo trovati d’accordo sino dall’inizio. E’ difficile trovare degli abili scultori ed è per questo che nel progetto Arte Italiana Contemporanea in Olanda attualmente è presente solo lui: la sua poetica artistica è figurativa e reale, sensibile ed emozionale, senza alterazioni di forma per mostrare il suo profondo messaggio in cui tutta la femminilità del corpo viene esaltata in una costante ricerca di dinamismo spaziale. Le sue opere stanno ottenendo un notevole successo presso le gallerie italiane e nelle collezioni, private e pubbliche, italiane e tedesche.

Passiamo ora all’intervista a Claudio Caporaso e conosciamolo meglio:

Come e quando è nato lo scultore Claudio Caporaso: cosa ti ispira maggiormente e cosa vorresti trasmettere ai posteri?

La mia passione è nata fin da quando ero bambino.  Mi mettevo lì da solo con un “temperino” e facevo le mie “statuette”. Mi dava soddisfazione. Piano piano quello che poteva sembrare un hobby si è trasformato in un progetto per il futuro: mi sono iscritto alla scuola d’arte di Massa e sono cresciuto. La mia ispirazione è sempre stata la Natura: la vedo come la Madre di tutti noi, la perfezione e la bellezza assoluta. La Natura ha dei canoni perfetti: anche qualcosa di brutto, se lo guardi bene alla fine ha del bello o comunque si rivela utile. Quello che mi muove invece è la passione e il sentimento: la mia arte gravita attorno a questo. Ai posteri voglio lasciare la speranza che l’arte continui a vivere. Voglio che capiscano che essere un artista è un lavoro oltre che una vocazione e che, in quanto tale, non ci si può improvvisare artisti. Ci vuole impegno e dedizione, ma soprattutto ci vuole capacità tecnica ed espressiva. L’arte è piena di significato e va tramandata senza bisogno di parole che la raccontino. Ecco, questo auspico.

Ci descriveresti il processo creativo delle tue opere: quanto tempo passa dall’idea alla realizzazione?

Le mie opere nascono prima di tutto da una sensazione, che sia un’emozione o un concetto, da qualunque cosa che in ogni caso mi ha segnato. Difficilmente butto giù uno schizzo, l’idea si fa strada nella mia mente, dapprima in modo confuso e via via sempre più strutturato. Dopo giorni di pensieri fumosi durante i quali entro in uno stato quasi ansioso, ecco che il disegno diventa chiaro. A quel punto io vedo già la mia opera. Sono pronto per entrare in laboratorio e iniziare la lavorazione. Parto direttamente dalla creta o dalla cera. E finché non la vedo finita ho la smania addosso e non esco più dallo studio. Ogni opera ha tempistiche diverse, ci possono volere giorni o settimane solo per il modello, poi creo la gomma e vado fondere in bronzo.

Scolpisci opere figurative realistiche sia in legno sia in bronzo ma, con quale dei due materiali hai più affinità e cosa ti trasmettono? Come scegli l’uno o l’altro per i tuoi temi cardine?

Nonostante il materiale che utilizzo maggiormente per le mie statue sia il bronzo, effettivamente prediligo di gran lunga il legno: è un materiale vivo, naturale e, quando lo lavori, non sai mai cosa ti puoi aspettare, magari un nodo, una venatura, un elemento che ti fa deviare dal disegno iniziale. Lavorare il legno è una sorpresa, ti spacchi le mani, lo studio si riempie di trucioli, come anche i miei capelli, e tutto diventa un tutt’uno con la mia opera d’arte. Il bronzo invece è chiaramente più statico, però soprattutto con la patinatura acquisisce un non so ché di vivo. Il legno lo uso per temi più delicati, mentre il bronzo per i temi dai contenuti più forti.

Parliamo di un tema a te caro: la donna. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 hai fondato il progetto -DND- DO NOT DISTURB per combattere la violenza contro le donne: racconteresti ai lettori in che cosa consiste il progetto e come si sta articolando? Cosa prevede per il 2021?

il tema della Donna mi è sempre stato caro è vero. Nel corso degli anni sono stato definito lo scultore delle donne, proprio perché i soggetti da me prediletti sono raffigurazioni femminili, ornate da elementi naturalistici. La donna per me è un essere superiore, associato alla perfezione della Natura. L’idea che possa essere abusata o soggiogata mi devasta. L’idea che nei secoli non abbia ancora raggiunto il pieno potere e uguaglianza col sesso maschile è inammissibile. Il progetto nasce dalla rabbia, dall’impotenza che si vive ogni giorno anche solo dopo un TG. L’arte è sempre stata al servizio dell’umanità e allora ho pensato che DND potesse diventare un reale simbolo di riscatto femminile. Con mia moglie, che è da sempre stata la mia curatrice e la mia musa, abbiamo messo in piedi DND: lei è la parte pensante, quella che ci sa fare con le parole, io sono l’operaio, quello però che fa sognare attraverso le mani. Il progetto è stato abbracciato da grandi personaggi del mondo della cultura, della TV e dello sport e stava decollando alla grande, fino al lockdown del 2019. Avevamo in programma di portarlo in giro in tutta Italia, attraverso mostre itineranti e congressi, avevamo in programma una raccolta fondi per la messa in opera di monumenti che sensibilizzino sul tema, e ancora la donazione di denaro ad associazioni che si battono per i diritti delle donne in tutto il mondo. Chiaramente ora è tutto fermo, o meglio, così potrebbe sembrare, ma l’importante è crederci e non abbandonare la presa. È vero ora non si può far nulla, ma DND va avanti, e tutto è solo rimandato.  La produzione cresce, come anche l’interesse delle Gallerie e dei collezionisti. Molti hanno voluto queste opere nelle loro collezioni private, capendone il potenziale. Non appena la situazione si sbloccherà, il progetto decollerà.

Hai iniziato da poco il ciclo scultoreo denominato IDENTITA’, maschere bronzee dalle linee naturali in continuo mutamento: quante sculture hai mente per questo ciclo dal profondo significato filosofico? Raccontaci…

Identità è un progetto molto ampio e vastissimo, di cui è impossibile definirne un numero. È ancora all’inizio tra l’altro e va sviluppato interamente. È un progetto meraviglioso e concettualmente impegnativo. So che è un tema già ampiamente trattato in filosofia, nell’arte e in letteratura, ma lo trovo sempre molto attuale. Persino le nostre Identità subiscono il passare del tempo. Del progetto fanno parte essenzialmente due temi: la Maschera e il Sentimento abbinato. Mask ha dimensioni più piccole ed è la tipica struttura classica, felicità, tristezza, rabbia, ecc. Identity invece è più grande e ricca di particolari. In Identity è il viso stesso della donna che muta e che si sfoglia prendendo forme e significati diversi. Anche le lavorazioni dei materiali sono diverse per ogni opera, patinatura, lucentezza, effetto mat, sono studiati per suscitare le più svariate reazioni del pubblico. Rinomate gallerie italiane mi hanno contattato per avere almeno un pezzo di questa collezione nelle proprie sale.

Ringraziando di cuore Claudio Caporaso per il tempo dedicatoci, ricordo che potrete trovare altre informazioni sulla pagina a lui dedicata Claudio Caporaso – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org).

Domanda all’artista: Elisabetta Maistrello

Inauguriamo questa Primavera 2021 con l’Eccentrismo Cromatico di Elisabetta Maistrello, vicentina di nascita ma residente a Padova da molto tempo, che fa esplodere la tavolozza dei colori nei suoi ritratti femminili. Con la sua sensibilità e grazie alla precisione tecnica, l’artista è arrivata ad una sintesi pittorica di innegabile fascino che dà vita ad opere figurative di forte impatto visivo ed emotivo. L’uso sontuoso della materia, le attente vibrazioni luminose ed il gesto rapido, istintivo ed espressionistico dato dalla perfetta combinazione di spatolate, decise ed armoniose, e di leggeri tocchi in punta di pennello, rendono di ampio respiro internazionale la produzione artistica di Elisabetta Maistrello. Già conosciuta in America, in Russia, in Cina, in Francia ed in Spagna l’artista italiana è oggi presente sul territorio Olandese con il progetto Arte Italiana Contemporanea in Olanda sostenuto dalla Manzoni Kunst Galerie a Oosterwolde.

Ma passiamo finalmente all’intervista:

Sei figlia d’arte del mondo orafo e, pur essendo orafa anche tu, ti esprimi anche nella pittura: come e quando è nato l’amore per l’arte pittorica e particolarmente per il ritratto femminile?

In una parola, atipico. Sono quella che si definisce un’artista autodidatta. Ho sempre sentito nel sangue una vena d’arte che pulsava. Ho respirato l’arte orafa grazie all’azienda di famiglia fin da piccina e con il tempo questa creatività l’ho espressa nella creazione di gioielli. Ma è la pittura la mia vera natura artistica. Non ho frequentato accademie o scuole d’arte; eppure, ho sentito forte il desiderio di intraprendere degli studi, così mi sono affidata al Maestro vicentino Vincenzo Ursoleo e per quattro anni sono stata una sua allieva. Ho sperimentato anche l’iperrealismo di Luigi Pellanda ma, capendo sin da subito che non era il mio genere, mi sono comunque portata a casa tanti spunti per quella che sarebbe diventata la mia forma personale d’arte. Per sopperire alla mancanza accademica ho divorato un sacco di libri d’arte, ero alla ricerca della mia vena stilistica e studiando i grandi del passato mi rendevo conto che alcuni mi risuonavano dentro più di altri, dovevo capire il perché. Con il tempo ho trovato il mio mood, il mio codice stilistico che esprime bene chi sono e cosa voglio comunicare con le mie opere. Mi sono sempre definita un’espressionista, un’istintiva e gestuale. Ho creato un neologismo grazie alle mie opere che ho chiamato Eccentrismo Cromatico. 

Nelle tue tele rappresenti la donna e la sua anima multi sfaccettata ma chi ti ispira? Hai delle modelle? Raccontaci delle tue protagoniste…

Il soggetto che prediligo è il ritratto di donna con cui trasmetto la gamma di emozioni a noi note. Quando una persona osserva una mia opera non cerca messaggi subliminali, legge sé stessa come io leggo l’emozione che mi ha spinto a fare quel volto particolare. In ogni dipinto c’è una me celata che esce dall’inconscio. Ognuno può immedesimarsi con ciò che sente nell’attimo in cui la osserva e, sembra strano, però potrebbe cambiare da un giorno all’altro. Non è un caso che dipinga sempre ritratti, potrebbe essere definita un’ossessione e per questo motivo ho voluto fare delle ricerche. Gli studiosi della psiche ne hanno dato una definizione affermando che il ritratto sia un desiderio smodato di ricerca del sé. Può davvero essere un viaggio del mio inconscio il cercare emozioni che non riconosco, parti di me ad oggi celate. Credo che ogni artista mentre dipinge percorre una strada dentro sé stesso, tutto può essere definito un autoritratto dell’anima, anche un quadro di un paesaggio, un opera astratta o un dipinto espressionista. Non ci sono studi dietro un mio quadro, nessun personaggio in particolare che mi ispiri o circostanze che mi possano illuminare. Dipingo quando l’istinto me lo richiede e guarda caso l’istinto parte sempre dall’Io più profondo.

Parliamo della tua tecnica pittorica che è in continua evoluzione come dimostra la tua ultima produzione. La tua arte è figurativa e prediligi la maniera espressionistica: cosa significa per te il colore? Come scegli i colori per i tuoi soggetti? Come lo stendi?

L’importanza del colore è dichiarata nel nome stesso che io ho scelto per il mio stile pittorico, “Eccentrismo cromatico”, espressione che unisce la spinta centrifuga delle pennellate alla potenza del colore. Le pennellate sono brevi e spesse, spesso materiche, e sembrano richiamare su larga scala i colpi delicati del cesello, strumento che io ho usato nella mia carriera precedente di orafa dell’oro e dell’argento. Ho tradotto nel campo pittorico le caratteristiche di quest’arte millenaria trasformando il cesello nel pennello fine che incide e scava il nero degli occhi, e lasciando al bianco, che sembra emergere in rilievo, il compito di donare luce allo sguardo e all’intera figura. Con gesto rapido e in modo istintivo, applico tocchi di colore sulla tela, dando forma all’informe. Qui non c’è bisogno di linee di contorno, se non di quelle appena accennate che costituiscono l’ombra del viso. Poi il volume si crea da sé. Il colore è sfatto, senza forma, pastoso e tenace sulla tela, ma tenuto insieme da una forza che lo costringe in forma e lo fa emergere dallo sfondo monocromo, per lo più chiaro, che si intravede sotto e dietro la figura come un colore aggiuntivo. Non scelgo il colore è il colore che sceglie me in una forma inconscia ed istintiva.

I tuoi ritratti sono molto richiesti anche oltre oceano. Ti è mai capitata una commissione particolare, magari su un supporto diverso? Potresti diventare “Rosalba Carriera” contemporanea…

Richieste ne ricevo moltissime ma mai nessuno ha mai chiesto supporti particolari perché si attengono al mio stile del momento. D’altro canto, sono io che non smetto mai di sperimentare e studiare tecniche nuove, ad oggi ho utilizzato vari supporti dalla tela all’alluminio vetrificato e ad atri materiali. Sarebbe un grande onore diventare “Rosalba Carriera” contemporanea, è un’artista che apprezzo molto ma non mi ritengo al suo altissimo livello.

Hai fondato il progetto “Arte in Movimento” per portare sulla strada la tua arte. Racconteresti ai lettori di cosa si tratta?

Il progetto è ARTE DA INDOSSARE, ARTE IN MOVIMENTO. Rappresenta un outfit che indossi e poi incornici quando senti che è il momento di farlo. Non è un indumento ma una vera e propria opera d’arte, dipinta a mano, certificata, numerata e unica (ogni immagine dipinta a mano è unica e non si ripete in nessun altro capo). Praticamente indossando un dipinto si diventa parte integrante dell’opera e promotrici assieme a me di ARTE IN MOVIMENTO. Non un’opera statica appesa solo ad una parete ma un’opera che cammina per le strade, nelle vie, nelle piazze; ovunque tu voglia. Questa idea è nata pensando a una vendita emozionale, e a restituire un valore simbolico all’arte contemporanea.

Ringraziando la totale disponibilità di Elisabetta Maistrello, ricordo ai lettori che potranno visionare le opere dell’artista anche sul sito criticoarte.org Elisabetta Maistrello – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org), e qui sotto troverete a vostra disposizione un video che mostra il progetto Art to Wear.

Domanda all’artista: Giorgio Riva

Oggi per la rubrica Domanda all’artista abbiamo il piacere di ospitare il giovane artista lombardo Giorgio Riva, classe ’75, che partecipa al progetto Arte Italiana Contemporanea in Olanda dall’ agosto 2020 con le sue opere simboliche e decorative: conosciuto tre anni fa durante una fiera d’arte nella bergamasca, l’artista italiano ha solleticato subito la mia curiosità critica per il suo stile elegante, signorile ed introverso che trasmette una ricercata calma interiore e che riflette in pieno la personalità emotiva del pittore stesso. Dopo anni di sperimentazione con tecniche diverse, dal pastello alla bomboletta spray, dalla china al colore ad olio, Giorgio Riva ha raggiunto una sua personale cifra stilistica grazie ad un mix di tecniche sovrapposte su più livelli che utilizzano sempre come base il supporto ligneo, materiale vivo che stimola ad interpretare la figura umana in una versione onirica e trascendentale che ricorda l’Art Nouveau (1890-1910). Nelle sue opere gli spazi sono sospesi nel tempo e trasmettono calma e armonia grazie al colore; all’interno di questi, la figura simbolica e decorativa si definisce con i chiaroscuri strutturati da piccoli occhielli grafici rielaborati che simboleggiano armonia, bellezza formale, introspezione e privacy personale. La poetica artistica di Giorgio Riva è già conosciuta tra i collezionisti nel nord Italia ed in America in cui l’Art Decò rimase in voga fino agli anni ’40 del secolo scorso. L’artista è ora presente sul territorio olandese nella Manzoni Kunst Galerie a Oosterwolde.

Ma è giunto il tempo di conoscere meglio Giorgio Riva:

Parlaci della tua arte. Come e quando sei rinato artista?

Diciamo che mi sono sempre sentito artista, il mio sogno da bambino era di diventare pittore, da sempre ho disegnato per necessità, nell’adolescenza è stato un modo per esprimere la rabbia, la paura, l’angoscia del diventare grandi, i disegni di quel periodo erano realizzati su cartoncino bianco con l’utilizzo della china nera ed erano piuttosto drammatici. In età adulta è stato, ed è, un modo per esprimere le mie emozioni e dare un senso alla mia vita: le figure che dipingo non sono più drammatiche ma rappresentano nella loro calma e nella loro pace, una sorta di equilibrio psico-fisico che credo di aver raggiunto. Nel tempo ho cercato nuove espressioni e nuove tecniche espressive, passando dai pastelli a cera alle bombolette spray, alla pittura ad olio fino ad approdare quasi per caso al mix di tecniche che ancora oggi utilizzo e che consiste nel sovrapporre tra di loro colori acrilici e pastelli colorati utilizzando come supporto una tavola in legno trattata con colori acrilici molto diluiti.

Nei tuoi pannelli presenti per la maggiore parte dei casi delle bellissime figure femminili con gli occhi chiusi o semi-aperti, come mai? Chi ti ispira: hai una musa ispiratrice?

Le donne che dipingo hanno spesso gli occhi chiusi perché amo catturarle in momenti di pace e calma interiore. Oltre agli occhi chiusi amo trasmettere i concetti di calma e grazia anche attraverso la gestualità delle mani e attraverso i movimenti fluttuanti dei capelli. Una vera musa ispiratrice non esiste, diciamo che quello a cui mi ispiro è una bellezza idealizzata, e la figura femminile è a mio parere la massima espressione.

Nei tuoi lavori il tempo si ferma e si entra in uno stato di calma e trascendenza. Anche nella vita reale l’artista Giorgio Riva segue questa filosofia?

Sicuramente sono una persona calma e tranquilla nella vita di tutti i giorni, diciamo che quando dipingo lo sono ancora di più, è come se entrassi in una bolla creativa isolandomi dal mondo. Il mio momento preferito per dipingere è la sera quando tutto intorno a me è calmo e silenzioso.

Come scegli i pannelli di legno giusti? Cosa significa utilizzare questo materiale naturale?

Per i miei quadri il supporto ligneo è fondamentale, il legno è un materiale che amo e che conosco molto bene. Solitamente utilizzo pannelli in multistrato di betulla o di pioppo. Quando preparo una tavola scelgo con cura quali venature inserire nel fondo dei miei quadri, questo mi permette di sfruttare ciò che la natura ha creato, per dare movimento e pathos ai miei quadri.

Cosa vedi nel prossimo futuro? Hai qualche progetto nel cassetto?

Nel prossimo futuro sogno di organizzare una mostra in una location magica che insieme ai miei quadri sappia trasportare il visitatore in una atmosfera onirica e senza tempo. Mi piacerebbe molto esporre a Berlino e a Dublino, due città che amo molto.

Ringrazio di cuore Giorgio Riva per il tempo che ci ha dedicato e per la fiducia che ripone nel progetto. Ricordo ai lettori che possono visitare on-line la pagina dedicata all’artista su http://www.criticoarte.org (Giorgio Riva – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org)), oppure venire a visionare le sue opere direttamente in galleria prendendo appuntamento mandando una mail a elisavosmanzoni@gmail.com.

Domanda all’artista: Giuliano Giuggioli

E’ da molti anni che seguo e studio la poetica artistica del Maestro Giuliano Giuggioli. Ricordo ancora chiaramente con quanta ammirazione osservai per la prima volta le sue tele ad una fiera d’arte visitata quando ancora ero solo una studentessa di storia dell’arte: fu una vera e propria folgorazione, un colpo di fulmine artistico. La finezza espressiva dell’arte del Maestro toscano raggiunge anche il pubblico più disattento grazie ad intelligenti e ben studiati giochi surreali e metafisici messi in scena sulla tela. E’ quindi motivo di grande orgoglio potere avere l’occasione di rappresentarlo in Olanda con il progetto Arte Italiana Contemporanea in Olanda.

Nativo di Vetulonia ed oggi residente a Follonica, in provincia di Grosseto in Toscana, sino dall’infanzia il Maestro Giuliano Giuggioli ha mostrato il suo talento artistico e, grazie ad una formazione varia, la sua produzione spazia dai grandi dipinti ad olio alle sanguigne, dalle tecniche su carta e legno agli affreschi e ai murales, passando per ceramiche, acqueforti, serigrafie, litografie e sculture. Dal suo debutto nel 1972, il Maestro Giuliano Giuggioli è presente ed attivo sulla scena artistica italiana ed internazionale e le sue opere sono in numerose collezioni pubbliche e private in Italia, in America, in Cina, in Svizzera ed in Portogallo; inoltre le sue tele sono esposte permanentemente presso la galleria che tiene da molti anni a Follonica, nella Galerie Zabbeni di Vevey in Svizzera, nella Dennis Rae Fine Art di San Francisco, e dal 2020 presso la Manzoni Kunst Galerie di Oosterwolde in Olanda.

Ma passiamo ora al cuore dell’intervista per capire più approfonditamente cosa ne pensa il Maestro:

Come prima domanda vorrei chiederti: Cos’è l’ARTE per Giuliano Giuggioli? So che è una domanda semplice e complessa allo stesso tempo quindi sentiti libero di prenderti tutto il tempo necessario per rispondere…

È molto semplice per me risponderti: “L’ARTE E’ LA MIA VITA”. Vivo d’arte e per l’arte. Io sogno, penso, studio, mi emoziono e produco arte. È una cosa totalizzante.

Sei un’artista che vive della sua arte, un’artista molto colto, riflessivo ma anche scherzoso: come mai hai intrapreso la strada del Surrealismo? Che scopo ha la tua pittura? Immagino tu voglia portare dei profondi messaggi ma, in un mondo in cui la superficialità sta prendendo il sopravvento, credi che il pubblico riesca a decifrare i “giochi” criptici e nascosti nelle tue opere d’arte? Spiegaci.

Io sono come i bambini che sono molto seri ed impegnati quando giocano e come i bambini cerco di imparare giocando. Uso “l’ironia” che mi intriga in quanto sotto metafora, spesso scherzosa, fa passare concetti molto seri. Mi interessa molto meno la “provocazione” fine a sé stessa. Il surrealismo si presta ai miei racconti che sconfinano spesso nella metafisica. Non pretendo di essere compreso, mi accontento di suscitare dubbi e mistero nella speranza che questi predispongano l’osservatore a fare delle proprie riflessioni. Quando questo accade ne sono felice.

Guardando i tuoi cataloghi d’arte passati e quindi osservando le opere ormai “datate”, si può constatare quanto queste siano ancora estremamente attuali e contemporanee (è proprio grazie a questa caratteristica che entrerai a fare parte della storia dell’arte a fianco dei grandi maestri). Come riesci a prevedere il futuro?

Ho la pretesa di fare opere “atemporali” (per questo rincorro spesso il Mito) che mi permettono di raccontare una sorta di “Tempo circolare” dove tutte le cose accadute riaccadono ciclicamente. Passato – presente – futuro, diventano un’unica cosa, facile da prevedere.

Come stai vivendo questo periodo storico causato dalla pandemia? L’arte ti ha dato modo di evadere dalle restrizioni subite nel 2020? Ci sono progetti futuri o cicli pittorici su cui ti stai lavorando?

La pandemia cerco di viverla nel modo migliore.  Questa ci ha tolto molto ma ci ha donato più tempo per fare delle riflessioni, ci ha obbligato a rallentare e interrogarci. Io questo tempo lo sfrutto per concentrarmi con meno distrazioni e produrre opere senza fretta e… senza Tempo.

Questa è una domanda che adoro fare agli artisti in quanto, essendo storia dell’arte sono particolarmente legata alla storia: se avessi l’occasione di poterti reincarnare in un’artista del passato, quale sceglieresti e perché?

Questa domanda è di difficile risposta! Io sono un onnivoro dell’arte e mi nutro delle opere di moltissimi artisti del passato! Sceglierne uno… è un’impresa! Ma non voglio esimermi nel dare una risposta e quindi… scelgo Rembrandt Harmenszoon van Rijn. Oltre ad affascinarmi la sua splendida tecnica pittorica, mi ha sempre scosso la coscienza la sua determinazione nella ricerca sperimentale della stesura dei colori e della sintesi, pagandolo con il disprezzo dell’opinione pubblica che non capiva l’evoluzione delle sue opere della maturità. Ricco e famoso da giovane e povero e dimenticato da vecchio dai suoi contemporanei. Ci vuole un grande coraggio a rinunciare alla ricchezza e agli onori per andare fino in fondo con la ricerca pittorica solo per soddisfare le proprie esigenze espressive. Grandi sono i suoi capolavori perché è grande l’Uomo Rembrandt.

Ringrazio il Maestro Giuliano Giuggioli per il Tempo dedicatoci. Ricordo che le sue opere sono visibili sul sito web criticoarte.org (Giuliano Giuggioli – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org) ) e potrete vederle personalmente presso la Manzoni Kunst Galerie in Olanda, previa prenotazione a causa delle restrizioni Covid-19. Per prendere appuntamento è sufficiente scrivere a: elisavosmanzoni@gmail.com

Domanda all’artista: Giulio Pettinato

Per la rubrica “Domanda all’artista” abbiamo oggi l’occasione di chiacchierare con il maestro Giulio Pettinato, calabrese di nascita ma ormai trapiantato stabilmente a Castel Gandolfo a Roma. Scenografo, pittore, designer e grafico, l’artista utilizza diverse forme d’arte come le installazioni, la pittura e la scultura, utilizzando i materiali più disparati come il tessuto, la plastica, il polistirolo, la sabbia, il legno, il marmo e le lampade a led per dare nuova vita alla luce e al colore. Le sue opere d’arte sono eclettiche, indagano la natura a 360°, e creano una moderna visione scenografica della realtà: grazie alla continua ricerca espressiva libera da canoni accademici, Giulio Pettinato è ormai noto sia in Italia che all’estero con i suoi quadri scultorei marini e le opere di LightArt.
Oltre alle sessanta mostre personali, è interessante sottolineare la presenza di Giulio Pettinato in tre edizioni del Festival dei due Mondi di Spoleto e al Fringe Festival di Edimburgo, dove i suoi lavori hanno fatto da scenografia a Connessioni Mediterranee, opera del compositore greco Niko Filathos, eseguita dal Microcosmos Ensemble. L’artista ha inoltre curato la scenografia de I cantori di Brema di Gaetano Panariello al Teatro Rendano di Cosenza e quella de La luce del mondo di Mauro Piacenza, opera prodotta dalla Fondazione per i beni e le attività artistiche della Chiesa in Vaticano. Infine, da anni si dedica alla scenografia del Presepe nella Cripta della Chiesa Pontificia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo.

Passiamo ora al corpo dell’intervista:

La tua produzione artistica è varia e spazia dalla LightArt alla pittura a tecnica mista che ha per soggetto il mare: come mai queste scelte artistiche così diverse e, soprattutto, hai una forma d’arte che preferisci? Da cosa trai ispirazione? C’è qualche artista del passato che trovi più in linea con le tue ricerche stilistiche?

La Light Art è una forma di arte visiva in cui il mezzo di espressione, il fine dell’opera, è la luce. L’ispirazione deriva dalla mia esperienza di scenografo, messa a frutto in questo genere continuando a creare con materiali vari, che si sovrappongono creando la tridimensionalità desiderata. Il mare è lo specchio della mia anima, il luogo dove sono nato; conservo ancora mentalmente i colori, fonte della mia ispirazione. Ritornando alla tua domanda di partenza, le mie scelte sono solo “apparentemente”  diverse, in realtà sono legate sempre da un filo comune: la scenografia.

Quando, come e perché nasce la tua LightArt? Spiegaci come nascono i tuoi lavori in cui la luce è il mezzo per scolpire le tue installazioni che hanno per soggetto, per la maggior parte delle volte, delle siluette femminili.  

Light Art nasce a partire dal 2014 dall’esigenza di raffinare, ampliare, la mia ricerca scenografica. Queste opere, come ad esempio Bonsoir madame e Nude radici, sono le mie autentiche creazioni, sono quelle nelle quali studio la luce attraverso la bellezza del corpo femminile. La luce è il mezzo per godere di una pittura elegante, in sintonia con la tridimensionalità del corpo femminile. ((4) LIGHT ART | Facebook)

Per quanto riguarda invece le opere a tecnica mista che ricordano un’informale materico: che materiali preferisci usare per ricreare il mare, e perché? Come riesci quindi a dare tattilità alle tue opere? Quali sensazioni ti danno questi materiali e cosa immagini che l’osservatore provi quando ha modo di studiare le tue opere?

Preferisco usare quasi sempre materiali naturali, portando sempre con me una busta di sabbia del mio mare, che cerco di trasferire sapientemente sulle mie tele. Spesso immagino che l’osservatore percepisca tutto ciò che io trasmetto attraverso i miei lavori.

Oltre ad essere Direttore artistico del Centro Arte a Castel Gandolfo a Roma, ad aprile hai fondato il Gruppo Oltremare International, un gruppo artistico internazionale che abbraccia tutte le arti: raccontaci della tua idea, dei tuoi obiettivi, e dei progetti futuri.

Il Centro Arte Castel Gandolfo nasce nell’aprile 2013 dall’idea di divulgare le arti in un unico ambiente, dove condividere le idee. Il Club Bluoltremare, invece, nasce in un momento particolare della nostra storia. Ritrovandoci improvvisamente e forzatamente chiusi, ci siamo aperti ad altri tipi di realtà, portando il nostro “marchio” in una dimensione  internazionale. Oggi il Club Bluoltremare vanta prestigiose collaborazioni con artisti provenienti da tutto il mondo. ( Se foste interessati ad iscrivervi al Club Bluoltremare qui il link: (4) club BLUOLTREMARE | Facebook ; mentre se voleste seguire il Centro Arte Castel Gandolfo: (5) Centro ARTE | Facebook )

Cosa ha rappresentato per te e per la tua arte quest’ultimo terribile anno appena passato, dove tutte le certezze hanno cambiato le prospettive e le visioni d’insieme?

Il 2020 è stato un anno davvero terribile. Ha spazzato via le nostre mostre, i nostri contatti, le nostre energie …ma sono convinto che valga ancora la pena di tentare qualcosa di positivo per l’arte. Nonostante tutto, almeno nella mia esperienza, quando ci si trova costretti a limitare i contatti, quando tutto  sembra ristagnare e la depressione è dietro l’angolo, qualcosa di creativo affiora sempre, con la sua forza vitale.

In questo momento storico tanto delicato e pieno di incertezze, mi permetto di sottolineare la brillante idea del maestro Giulio Pettinato che, non potendo inaugurare la mostra collettiva internazionale Pigmenti (15-22 dicembre 2020 presso la Sala Nagasawa nel parco Appia Antica a Roma) a causa delle restrizioni stabilite per contenere il Covid-19, ha pensato di metterla in scena ugualmente in versione micro nella galleria più piccola del mondo (150×45 cm.). Da gennaio 2021 la micro-galleria sta ospitando diverse personali di artisti da tutto il mondo: per avere maggiori informazioni e partecipare agli eventi nella micro-galleria scrivetemi a elisavosmanzoni@gmail.com o a artecastelgandolfo@libero.it.

Ringraziando di cuore Giulio Pettinato per il prezioso tempo dedicatoci, ricordo che le sue opere sono in vendita sul territorio olandese e potrete vederle sul sito: Giulio Pettinato – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org)

Domanda all’artista: Gianluca Cremonesi

Come dice un antico detto italiano, “Il tempo vola”, e difatti siamo già arrivati al quarto appuntamento della rubrica “Domanda all’artista”. Oggi abbiamo il piacere di avere come ospite Gianluca Cremonesi, giovane artista di Ripalta Cremasca (cittadina vicino a Milano), che ho conosciuto quasi per caso circa tre anni a Treviglio (in provincia di Bergamo): le sue opere attraggono immediatamente, anche l’osservatore più distratto, grazie al profondo valore artistico emozionale e alla grande e precisa tecnica di esecuzione dell’olio. Non stupisce che l’arte di Gianluca Cremonesi sia già presente in collezioni private in Italia, negli Stati Uniti, in Giappone, in Canada, in Finlandia, in Inghilterra, in Irlanda, in Australia, ad Hong Kong ed in Sudafrica, ed ora il suo obiettivo è di farsi conoscere anche in Olanda: proprio per questo ha accettato con grande entusiasmo sino dall’inizio di entrare a fare parte del progetto Arte Italiana Contemporanea in Olanda. Il pittore lombardo si è sempre interessato al mondo dell’arte e, dopo diverse sperimentazioni artistiche e grazie alla sua passione per la natura, la pittura realista ad olio ha conquistato definitivamente il suo cuore: in quest’ultimo periodo il soggetto prediletto da Gianluca Cremonesi è il mare, un mare in continua evoluzione e simbolo dell’infinito e dell’ignoto, che suscita emozioni e sensazioni contrastanti e che mostra lo spirito dell’artista.

Passiamo ora alle domande per conoscere più a fondo Gianluca Cremonesi:

Cosa pensa Gianluca Cremonesi, l’artista, mentre dipinge? In che mondo si trova mentre prende in mano il pennello e mischia i colori sulla tavolozza?

Devo dire che la risposta è in parte contenuta nella domanda: mi chiedi in che mondo mi trovo mentre dipingo, ebbene è proprio questo il segreto, mentre dipingo io vivo in un mondo tutto mio, un mondo sereno, tranquillo, dove ci sono solo io con i miei colori e una tela su cui raccontare le mie emozioni, a volte riesco ad immergermi così tanto nella tela da non accorgermi nemmeno di quello che succede attorno a me, come se ad un metro dal cavalletto il mondo diventasse sfocato.

Sei il pittore dell’ACQUA e i tuoi mari sono tutti diversi: come mai hai scelto questo soggetto, tanto difficile da eseguire, per la tua produzione artistica?

Credo che alla fine sia stato il mare a scegliere me! Mi sono appassionato all’arte fin da ragazzo e ho provato tante tecniche ed espressioni artistiche, ho dipinto tantissimi soggetti diversi; con la maturità ho capito che l’olio era la mia vera passione ed il medium che meglio si adattava al mio modo di dipingere, dopo diversi anni in cui ho dipinto principalmente soggetti ispirati al Giappone e alle sue tradizioni, un giorno mentre dipingevo uno scorcio di Okinawa (una delle tante isole del Giappone) mi sono trovato a dipingere delle onde e qualcosa è scattato in me, una sorta di colpo di fulmine, come se dipingere le onde fosse naturale e mi regalasse buone sensazioni… da lì non ho più smesso! Ovviamente alla base c’è un profondo amore per la natura, per il mare in particolare, che per me rappresenta una metafora della vita: le onde del mare sono paragonabili alla vita di un uomo, esse nascono, crescono, raggiungono il loro apice e poi inevitabilmente rotolano verso l’ultimo atto abbracciando la spiaggia, lasciando così posto all’onda successiva; noi esseri umani siamo un po’ così, dobbiamo vivere la nostra “corsa” nel migliore dei modi!

Il mare potrebbe essere espresso anche in altre forme d’arte, come ad esempio la scultura, ed in altri stili , come ad esempio l’astratto: cos’ha la pittura ad olio figurativa in più rispetto alle altre forme artistiche?

Amo tutte le forme d’arte e le espressioni artistiche, ma trovo che per me la pittura ad olio abbia una marcia in più. Da un punto di vista strettamente tecnico posso dire che i colori ad olio hanno una particolare brillantezza e luminosità, conoscendo il grado di coprenza dei colori si possono realizzare velature, cioè strati di colore più o meno trasparenti, per garantire profondità e brillantezza e rendere i soggetti vivi e realistici. Negli anni ho sviluppato una tecnica pittorica del tutto personale le cui basi risalgono alla tecnica sviluppata nel quattrocento dai fiamminghi che furono infatti i primi a procedere per successive velature di colore. Da un punto di vista emozionale ti posso dire che la scelta del realismo è dovuta essenzialmente ad un gusto personale, trovo che il realismo pittorico mi trasmetta emozioni dirette, semplici, non c’è bisogno di strane elucubrazioni o interpretazioni. I sogetti sono semplici, magari qualcuno dirà banali, ma regalano sensazioni immediate e profonde.

Parliamo di futuro. Hai già creato opere di piccolo formato e persino segnalibri per dare modo di portare sempre con sé le tue opere: per il 2021 hai in progetto invece un cambio di rotta magari con la creazione di opere di grandissime dimensioni oppure un vero e proprio merchandising?

Direi entrambe le cose! Sto preparando una serie di tele di dimensioni piuttosto grandi, ad alto spessore, di 70 x 140 cm. che mi permettono di creare soggetti di forte impatto; l’idea è di prepararne diverse in previsione della mia prossima personale che definirò al termine di questo periodo particolare. Allo stesso tempo vorrei continuare a realizzare opere in miniatura su piccole tele o su piccole tavole, oltre a opere su carta e segnalibri; lo scopo è di avere opere originali dipinte a mano con la stessa perizia delle opere maggiori ma economiche e alla portata di tutti per permettere a chiunque di avere un piccolo mare da portare con sé o da mettere sulla scrivania in ufficio per colorare le giornate.

Ultima domanda e forse la più intima. Perché sei un artista ed in particolare un pittore? Quanto ha avuto importanza l’arte nella tua vita e soprattutto nel 2020, anno catastrofico per l’intero mondo a causa del Covid-19?

Questa è forse la domanda più difficile a cui rispondere…. penso che sia qualcosa di innato, di profondamente radicato in me. Come dicevo prima l’arte mi ha attratto da sempre, appena avevo una matita in mano cominciavo a disegnare e pasticciare, mi divertivo a riprodurre le copertine dei dischi rock che mi hanno accompagnato nell’adolescenza, o a ritrarre gli eroi dei film o dei fumetti. In sostanza per me è stata sempre un’esigenza, uno sfogo, un modo per esprimermi e lo è tutt’ora, magari in modo più maturo e meditato, ma lo spirito è sempre lo stesso e non perderò mai la voglia di evolvermi ed imparare, la curiosità sta alla base della mia passione. L’arte mi ha salvato tante volte da momenti tristi e difficili, in particolare nel 2020, in cui il lockdown e la pandemia ci ha condizionato e limitato, l’arte mi ha permesso di “viaggiare” con la fantasia e di sfogare tutti i dubbi e le paure legate a questa terribile situazione. Grazie a persone come te, l’arte non si è fermata e non si fermerà! Buona arte a tutti!

Ringrazio di cuore la cortese disponibilità di Gianluca Cremonesi per il suo intervento che ha permesso di fare conoscere la sua poetica artistica e soprattutto ringrazio per la fiducia e il sostegno che trasmette al progetto Arte Italiana Contemporanea in Olanda. Invito a prendere visione della pagina a lui dedicata sul sito web criticoarte.org in cui potrete trovare le opere presenti sul territorio olandese: Gianluca Cremonesi – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org)