Domanda all’artista: Bianca Beghin

Siamo arrivati al terzultimo appuntamento con la rubrica Domanda all’artista ed oggi avremo il piacere di conoscere la pittrice Bianca Beghin, artista padovana che esalta nelle sue tele di grandi dimensioni le emozioni derivate dal contatto diretto con la Natura. La poetica artistica della pittrice si fonda di fatto sulle sensazioni percepite durante l’immersione completa nella natura (in particolare nei boschi) che diviene il mezzo per scaricare le tensioni e recuperare la pace interiore. Dall’interazione con la Natura nascono tele di grande impatto emotivo rese preziose dall’uso della tecnica mista, elaborata in anni di sperimentazioni, e dal sapiente uso del colore simbolico steso in maniera espressionista, che ricorda i tratti del movimento francese dei Fauves. Si può sostenere che, se la Natura è una poesia enigmatica come sostenne il francese Michel de Montaigne (1533-1592), Bianca Beghin ha trovato la giusta chiave di lettura e di interpretazione. Già presente in collezioni italiane, tedesche ed americane, Bianca Beghin è ora presente in Olanda con il progetto Arte Italiana Contemporanea in Olanda sostenuto dalla neo-Manzoni Kunst Galerie di Oosterwolde che ha lo scopo di portare a conoscenza dei collezionisti olandesi il meglio del panorama artistico italiano.

Passiamo finalmente alla chiacchierata con Bianca Beghin:

I tuoi lavori possono essere definiti espressionistici e liberano l’emozione del momento vissuta a contatto diretto con la Natura. Racconti ai lettori come nascono in dettaglio le tue tele?

Se consideriamo l’Espressionismo, la propensione ad esaltare al massimo il lato emotivo della realtà rispetto a quello percepibile oggettivamente, i miei lavori sono senz’altro espressionistici. Nelle mie opere, rappresento le emozioni che provo non solo a contatto con la Natura, ma anche nel rapporto con le persone. Amo camminare nei boschi ed in montagna, dove il silenzio mi circonda e l’anima è costretta a fermarsi e a riflettere. Ogni albero, ogni foglia trasmettono un fluido armonico e dolce che risana cuore e mente che mi rigenera. Accostarmi alla Natura, mi aiuta ad armonizzare la mia energia creando una giusta sintonia tra il mio essere spirituale e il mio corpo fisico. Cerco di fissare in immagini certi momenti, fotografo alberi che mi suscitano particolari emozioni che cerco di riportare sulla tela. Non mi interessa se l’albero non è oggettivamente reale, quello che voglio, è catturare degli istanti emotivi, esplorare i sentimenti, rappresentare i luoghi dell’anima: stupore, rimpianto, liberazione, elevazione, bellezza…

Parliamo del soggetto che rappresenti in modo espressionistico, quasi astratto: come mai la scelta è ricaduta sugli alberi ed in modo particolare sui tronchi?

L’albero è la metafora della vita. Come ogni persona nasce, cresce, si sviluppa, vive in pienezza l’età adulta, muore; ed è sempre un compagno, un confidente, un amico che mi segue nelle trasformazioni del mio vivere. L’uomo vive nella Natura e dovrebbe apprezzarla e impegnarsi affinché rimanga come valore comune, dovrebbe essere capace di sentire l’Armonia della Natura e coglierne le pulsioni interne. Inoltre, ho scelto l’albero perché è il simbolo della femminilità e della maternità. È madre sensibile e delicata, coraggiosa e magnetica. L’anima di ogni albero vibra ed è carica di trepidazioni, gioie, sconfitte, resilienza. Rifugiarsi nell’albero è come rifugiarsi nel grembo materno, sempre pronto ad accogliere e a rincuorare. Ecco perché i miei soggetti preferiti sono alberi e in particolar modo i tronchi, ancorati alla terra, tangibili, forti, come le emozioni che viviamo fisicamente.

Per quanto riguarda la tecnica che prediligi: come riesci a fare parlare gli alberi che rappresenti?

Punto molto sul colore che deve “parlare” ed essere capace di trasmettere emozioni, un colore che non è mai puro, ma sempre ottenuto da mescolanze varie, e adagiato sulla tela che viene prima preparata a riceverlo. Alcune volte, stendo una mano di gesso per creare uno sfondo più materico, altre, parto direttamente dalla grisaglia, che è un abbozzo monocromatico, adatto a individuare le zone di luce e ombra e modellarne i volumi. Procedo poi per velature e stendo il colore che così diventa più intenso, più profondo, pronto a raccontare emozioni. Anche i titoli trasmettono particolari sensazioni, non sono mai scelti a caso, ma pensati e studiati per valorizzare ed evidenziare sentimenti miei e riconducibili anche a ogni donna: Tenerezza, Strappi d’amore, Follia nell’aria, Abbraccio Illusione, Incantamento, Cercarsi, Impeto…

Gli artisti hanno sempre un dono speciale, ossia una grande e spiccata sensibilità che li porta a vedere al di là che si percepisce in prima istanza. Secondo la pittrice Bianca Beghin dove risiede la vera Bellezza?

La Bellezza? È l’armonia dei diversi, forme e colori; compito dell’artista è rendere visibile questa armonia. Non è una proprietà inerente all’opera, ma un dato soggettivo di percezione di piacere, indipendente dall’esistenza del soggetto rappresentato. E questa Armonia è in grado di suscitare riflessioni sulla propria esistenza in rapporto al mondo naturale.

Non sei un’accademica ma ciò non vuole dire assolutamente non essere un’ottima artista. I tuoi percorsi di studi umanistici come hanno influenzato la tua poetica artistica?

Essere autodidatta non significa essere priva di conoscenze artistiche. Queste si possono ottenere con molto studio, attraverso percorsi individuali o seguendo corsi con maestri riconosciuti. Ritengo che la mia formazione umanistica abbia sicuramente influenzato la mia arte, soprattutto perché mi ha insegnato il valore della conoscenza, dello studio, della ricerca. Studiare letteratura, storia, filosofia mi ha aiutato a capire meglio il mondo che mi circonda, ad apprezzare il contatto con la natura e ad avere una sensibilità maggiore quando si deve trasmettere sulla tela emozioni e sentimenti.

Ringrazio Bianca Beghin per il tempo che ci ha gentilmente concesso e per averci dato modo di entrare maggiormente nella sua visione artistica personale che ci avvicina di più alla Natura e all’animo emotivo di ognuno di noi. Ricordo ai lettori che potrete visionare la pagina a lei dedicata su www.criticoarte.org/galleria-gallery/bianca-beghin/

Vraag aan de kunstenaar: Marina De Carlo

Het is bijna zomer en, terugblikkend op de maanden die verstreken zijn sinds het begin van onze gesprekken met kunstenaars dankzij deze column, hebben we zeer verschillende persoonlijkheden en poëtica’s leren kennen om het publiek de kans te geven de Italiaanse kunstscène te ontdekken die nu in Nederland aanwezig is met het project Hedendaagse Italiaanse Kunst in Nederland, gesteund door de neo-Manzoni Kunst Galerie in Oosterwolde. Vandaag zullen we de visie ontdekken van de jonge kunstenares Marina De Carlo uit Terracina, die we kennen uit een wederzijdse vriendschap en die ik met trots in Noord-Europa presenteer vanwege de frisheid, authenticiteit, genialiteit en filosofische diepgang van wat zij doet. Een luchtkunst vanwege de gebruikte perspectieven, een conceptuele kunst vol symboliek die respect voor de Schepping bijbrengt, een materiële kunst, levend en tastbaar om iedereen de gelegenheid te geven ervan te genieten: een kunst die in staat is innerlijke vrede en verwondering over te brengen.

Maar laten we nu verder gaan met het interview met Marina De Carlo:

Uw artistieke productie is gebaseerd op het gebruik van een zeer bijzondere en interessante gemengde techniek die tegelijkertijd tactiel en levend is: zou u willen uitleggen waaruit deze bestaat en of zij moeilijk te handhaven is voor degenen die uw verzamelaars willen worden?

Mijn eilanden volgen de lijnen van de echte, ik probeer ze zo goed mogelijk op de werkelijkheid te laten lijken. Ze zijn gemaakt van cement en ik kerf ze met de hand. Om de typische natuur van de eilanden na te bootsen, heb ik na lang onderzoek levend gestabiliseerd mos toegevoegd, om leven te geven aan mijn werken. Het gestabiliseerde levende mos is afkomstig uit verschillende delen van de wereld: Finland, Chili, Siberië, de Provence; het wordt met de hand geplukt en onderworpen aan een stabilisatieproces waardoor het in de loop van de tijd onveranderd blijft. De mossen die ik gebruik voor mijn eilanden zijn dus in staat om de kenmerken van zachtheid, kleur en structuur onveranderd te behouden. Zij hebben geen water, grond of licht nodig, maar voeden zich alleen met de vochtigheid van de omgeving. Gestabiliseerd mos behoudt ook een lichte bosgeur. De enige voorzichtigheid die ik adviseer is om het werk uit de buurt van warmtebronnen te plaatsen.

Laten we het eens hebben over het onderwerp waar u zo van houdt en dat aanwezig is in de Manzoni Kunst Galerie in Oosterwolde in Nederland: de zee en de eilanden. Waarom de keuze van dit thema en hoe stelt u het voor?

Ik werd erg geïnspireerd door de plaats waar ik woon: ik zie de zee vanuit de ramen van mijn huis en het gevoel van vrijheid dat de zee, al was het maar door de aanblik, uitdrukt, heeft veel van mijn verdriet opgevuld. Ik hou ervan te kunnen reizen op mijn doeken, me elders voor te stellen. Kunst is voor mij ontsnappen en op zee kunnen “vliegen”, is voor mij de ultieme uiting van vrijheid.

In uw artistieke productie zijn er echter niet alleen zeeën, maar ook werken gewijd aan de ruimte en uiterst conceptuele werken die nauw verband houden met de Heilige Schrift: zou u die kunnen beschrijven?

Ik ben onlangs begonnen met “vliegen” in de ruimte. Van kindsbeen af ben ik altijd gefascineerd geweest door NASA-foto’s: ik hield ervan me oneindig klein te voelen in het oneindig grote. Ik gebruik voor mijn “ruimte”-doeken de hars die ik zwart kleur met natuurlijke pigmenten, en de alcoholische inkten die in plaats daarvan het hart van het werk vormen. Met de inkten probeer ik de explosies en felle kleuren weer te geven die typisch zijn voor de nevels. Ik hou er ook van de planeten, de sterren en alles wat in mijn ogen een gevoel van verwondering en verwondering opwekt, weer te geven. De laatste (voorlopig) cyclus is gewijd aan het steunpunt van mijn leven: God en de Heilige Schrift. God op de eerste plaats stellen in mijn leven is mijn grootste overwinning geweest, die zin heeft gegeven aan mijn hele bestaan. Voor deze werken gebruik ik epoxyhars als achtergrond, terwijl de letters die de zinnen vormen van cement zijn gemaakt. Het spel van licht en schaduw dat onder de letters ontstaat, is voor mijn kunstopvatting het toppunt van volmaaktheid.

Samengevat kan uw kunst gedefinieerd worden als lucht-, symbolisch en conceptueel: wat is de diepgaande boodschap die de kunstenares Marina De Carlo wil overbrengen?

De boodschap die ik met mijn kunst wil overbrengen is een boodschap van Vrijheid: er zijn geen grenzen! Mijn verbeelding heeft me heel ver gebracht, terwijl ik toch stil bleef staan. Ik ben erin geslaagd vele barrières te doorbreken en een kunst te creëren die niet alleen visueel, maar ook tactiel is, die voor blinden niet noodzakelijkerwijs alleen “gezien” maar ook “aangeraakt” kan worden.

Plannen voor 2021? Heb je, naast je aanwezigheid op de Art Explosion in Assen op 3 juli en op de Nationale Kunst Dagen in november in Nieuwegein, nog andere evenementen op je agenda staan? Covid toestaan…

Het is een zeer moeilijke periode voor tentoonstellingen en manifestaties, maar in juli zal ik deelnemen aan de Biënnale van Genua met Satura Arte, in september zal ik aanwezig zijn op de tentoonstelling in Crema ter gelegenheid van het 750ste geboortejaar van Dante Alighieri. Vanaf 5 juni is een van mijn werken geselecteerd om deel te nemen aan een tentoonstelling in Catania ter gelegenheid van de 160e verjaardag van de eenwording van Italië.

Ik dank Marina De Carlo hartelijk voor de tijd die ze voor ons heeft vrijgemaakt. Ik ben er zeker van dat de kunstwerken die zij heeft gemaakt hier in Nederland zeker zullen worden gewaardeerd; in de tussentijd nodig ik u uit een kijkje te nemen op de pagina die aan haar is gewijd: www.criticoarte.org/galleria-gallery/marina-de-carlo/

Van de Eilanden cyclus

Ask the artist: Marina De Carlo

It is almost summer and, going over the months that have passed since the start of our chats with artists thanks to this column, we have got to know very different personalities and poetics to give the public a chance to discover the Italian art scene now present in Holland with the project Contemporary Italian Art in Holland, supported by the neo-Manzoni Kunst Galerie in Oosterwolde. Today we will discover the vision of the young artist from Terracina Marina De Carlo, whom we met through a mutual friendship, and who I am proud to present in northern Europe precisely because of the freshness, authenticity, genius and philosophical depth of what she achieves. An aerial art for the perspectives used, a conceptual art full of symbolism that teaches respect for Creation, a material, living and tactile art to allow everyone to enjoy it: an art that is able to transmit inner peace and wonder.

But now let us move on to the interview with Marina De Carlo:

Your artistic production is based on the use of a very particular and interesting mixed technique that is tactile and alive at the same time: would you like to explain what it consists of and if it is difficult to maintain for those who wish to become your collectors?

My islands follow the lines of real ones, I try to reproduce them as close to reality as possible. They are made of concrete and I carve them by hand. To recreate the typical nature of the islands, after a long research, I have included stabilised live moss to bring my works to life. The stabilised live moss comes from various parts of the world: Finland, Chile, Siberia, Provence; it is hand-picked and subjected to a stabilisation process that makes it unchanged over time. The musks I use for my islands are therefore able to maintain their characteristics of softness, colour and structure. They do not need water, soil or light, but only feed on the humidity of the environment. Stabilised moss also retains a light forest scent. The only thing I recommend is to place the work away from heat sources.

Let’s talk about the subject you love so much and which is present at the Manzoni Kunst Galerie in Oosterwolde in Holland: the sea and islands. Why did you choose this theme and how do you represent it?

I was very inspired by the place where I live: I can see the sea from the windows of my house and the sense of freedom that the sea, even if only by sight, expresses, has filled many of my sorrows. I like to be able to travel on my canvases, to imagine myself elsewhere. Art is an escape for me, and being able to ‘fly’ over the sea is the ultimate expression of freedom.

In your artistic production, however, there are not only seas, but also works dedicated to space and extremely conceptual works closely linked to the Holy Scriptures: would you describe them to us?

I have recently started “flying” in space. Since I was a child, I have always been fascinated by NASA photos: I loved feeling infinitely small in the infinitely large. For my “space” canvases, I use resin, which I colour black with natural pigments, and alcoholic inks, which make up the heart of the work. With the inks, I try to reproduce the explosions and bright colours typical of Nebulae. I also love to reproduce the planets, the stars and everything that arouses a sense of wonder and amazement in my eyes. The last (for now) cycle is dedicated to the focus of my life: God and the Holy Scriptures. Putting God first in my life has been my greatest victory, giving meaning to my whole existence. For these works I use epoxy resins as a background, while the letters that make up the sentences are made of cement. The play of light and shadow under the letters is, in my understanding of art, the pinnacle of perfection.

To sum up, your art can be defined as aerial, symbolic and conceptual: what is the profound message that the artist Marina De Carlo wants to communicate?

The message I would like to communicate with my art is one of Freedom: there are no limits! My imagination has taken me very far, while remaining still. I have managed to break down many barriers and create art that is not only visual, but also tactile, that can be not necessarily only “seen” but also “touched” for the blind.

Plans for 2021? Besides being present at the Art Explosion in Assen on 3 July and at the Nationale Kunst Dagen in November in Nieuwegein, do you have other events on your agenda? Covid permitting.

It is a very difficult period for exhibitions and events, but in July I will participate in the Biennale di Genova with Satura Arte, and in September I will be present in the exhibition in Crema for the 750th anniversary of the birth of Dante Alighieri. On 5 June, one of my works was selected to participate in an exhibition event in Catania to celebrate the 160th Anniversary of the Unification of Italy.

I would like to thank Marina De Carlo very much for her time. I am sure that her works of art will certainly be appreciated here in Holland; in the meantime, I invite you to take a look at the page dedicated to her: www.criticoarte.org/galleria-gallery/marina-de-carlo/

From the Islands cycle

Domanda all’artista: Marina De Carlo

È quasi estate e, ripercorrendo i mesi trascorsi dall’inizio delle nostre chiacchierate con gli artisti grazie a questa rubrica, abbiamo conosciuto personalità e poetiche molto differenti tra loro per dare modo al pubblico di scoprire il panorama artistico italiano presente ora in Olanda con il progetto Arte Italiana contemporanea in Olanda, sostenuto dalla neo-Manzoni Kunst Galerie di Oosterwolde. Oggi scopriremo la visione della giovane artista da Terracina Marina De Carlo, conosciuta tramite un’amicizia in comune, che sono fiera di presentare nel nord Europa proprio per la freschezza, la genuinità, la genialità e la profondità filosofica di ciò che realizza. Un’arte aerea per le prospettive utilizzate, un’arte concettuale carica di simbolismi che insegna il rispetto del Creato, un’arte materiale, viva e tattile per dare modo a tutti di goderne: un’arte che è in grado di trasmettere pace interiore e meraviglia.

Ma passiamo ora all’intervista a Marina De Carlo:

La tua produzione artistica si fonda sull’uso di una tecnica mista molto particolare ed interessante che è tattile e viva al tempo stesso: vorresti spiegare in cosa consiste e se è di difficile manutenzione per chi desira diventare tuo collezionista?

Le mie isole seguono le linee di quelle reali, cerco di riprodurle il più possibile simili alla realtà. Sono di cemento e le intaglio a mano. Per ricreare la natura tipica delle isole, dopo una lunga ricerca, ho inserito il muschio vivo stabilizzato, per dare vita ai miei lavori. Il muschio vivo stabilizzato proviene da varie parti del mondo: Finlandia, Cile, Siberia, Provenza; viene raccolto a mano e sottoposto ad un processo di stabilizzazione che lo rende immutato nel tempo. I muschi che uso per le mie isole sono in grado, quindi, di mantenere inalterate le caratteristiche di morbidezza, colorazione e struttura. Non hanno bisogno di acqua, terra o luce, ma si nutrono solo dell’umidità dell’ambiente. Il muschio stabilizzato inoltre, mantiene un leggero profumo di bosco. L’ unica accortezza che consiglio è di posizionare l’opera lontano da fonti di calore.

Parliamo del soggetto che tanto ami e che è presente presso la Manzoni Kunst Galerie di Oosterwolde in Olanda: il mare e le isole. Come mai la scelta di questo tema e come lo rappresenti?

Sona stata molto ispirata dal luogo in cui vivo: vedo il mare dalle finestre di casa e il senso di libertà, che il mare, anche solo alla vista, esprime, ha colmato molti miei dolori. Mi piace poter viaggiare sulle mie tele, immaginarmi altrove. L’arte per me è evasione e, poter ” Volare ” sul mare, per me, è la massima espressione di libertà.

Nella tua produzione artistica non ci sono però solo mari, ma anche opere dedicate allo spazio ed opere estremamente concettuali strettamente collegate alle Sacre Scritture: ce le descriveresti?

Recentemente ho iniziato a “volare” anche nello Spazio. Sono sempre stata affascinata, fin da piccola, dalle foto della NASA: adoravo sentirmi infinitamente piccola nell’infinitamente grande. Utilizzo per le mie tele “spaziali” la resina che coloro di nero con pigmenti naturali, e gli inchiostri alcolici che invece compongono il cuore dell’opera. Con gli inchiostri cerco di riprodurre le esplosioni ed i colori vivaci tipici delle Nebulose. Adoro riprodurre anche i pianeti, le stelle e tutto ciò che ai miei occhi suscita un senso di stupore e meraviglia. L’ultimo (per adesso) ciclo è dedicato al fulcro della mia vita: Dio e le Sacre Scritture. Mettere Dio al primo posto nella mia vita è stata la mia più grande vittoria, che ha dato un senso a tutta la mia esistenza. Per queste opere utilizzo come sfondo le resine epossidiche, mentre le lettere che compongono le frasi sono di cemento. Il gioco di luce e ombra che si crea sotto le lettere rappresenta, per il mio modo di concepire l’arte, l’apice della perfezione.

Riassumendo la tua arte può essere definita aerea, simbolica e concettuale: qual è il messaggio profondo che l’artista Marina De Carlo vuole comunicare?

Il messaggio che vorrei comunicare con la mia arte è un messaggio di Libertà: non esistono limiti! La mia immaginazione mi ha portato lontanissimo, pur rimanendo ferma. Sono riuscita ad abbattere tante barriere e a creare un’arte non solo visiva, ma anche tattile, che possa essere non necessariamente solo “vista” ma anche “toccata” per i non vedenti.

Programmi per il 2021? Oltre ad essere presente all’Art Explosion di Assen il 3 Luglio e al Nationale Kunst Dagen a novembre a Nieuwegein, hai in agenda altri eventi? Covid permettendo…

È un periodo molto difficile per mostre ed eventi, a luglio comunque parteciperò alla Biennale di Genova con Satura Arte, a settembre sarò presente nella mostra a Crema in occasione del 750º anno dalla nascita di Dante Alighieri. Dal 5 giugno una mia opera è stata selezionata per partecipare ad una mostra evento a Catania per celebrare il 160esimo Anniversario dell’Unità d’Italia.

Ringrazio di cuore Marina De Carlo per il tempo che ci ha dedicato. Sono sicura che le opere d’arte da lei realizzate saranno sicuramente apprezzate qui in Olanda; nel frattempo invito a prendere visione della pagina a lei dedicata: www.criticoarte.org/galleria-gallery/marina-de-carlo/ 

Dal Ciclo Isole

Vraag aan de kunstenaar: Gianni Depaoli

Hoewel het nog maar enkele maanden geleden is dat ik de Piemontese kunstenaar Gianni Depaoli via het web ontmoette, is er een diep en wederzijds vertrouwen en respect ontstaan, evenals een grote bewondering voor de conceptuele werken van grote elegantie die hij creëert. Gianni Depaoli is de enige conceptuele kunstenaar in het project Hedendaagse Italiaanse Kunst in Nederland omdat hij, dankzij zijn intense artistieke poëtica, mijn aangeboren wantrouwen tegen deze vorm van hedendaagse kunst aan het wankelen heeft gebracht. De kunst van Gianni Depaoli is gebaseerd op de principes van eco-duurzaamheid en biodiversiteit die op de toeschouwer worden overgebracht door de creatie van installaties en werken (picturaal en sculpturaal, figuratief en abstract), die verschillende betekenissen verzamelen en identiteiten aannemen die terug te voeren zijn op historische en culturele contexten, altijd nauw verbonden met het respect voor de zee en voor organisch afval dat geladen is met een artistieke, lyrische en poëtische waarde en dat een “nieuw icoon” en een “hedendaags fossiel” kan worden genoemd. De Piemontese kunstenaar is al internationaal bekend en is al enkele jaren in Nederland aanwezig; na de afwezigheid van het afgelopen decennium heeft hij besloten zich weer te presenteren met zijn nieuwe conceptuele werken in de Manzoni Kunst Galerie in Oosterwolde.

Maar laten we eindelijk het woord geven aan Gianni Depaoli:

U bent een conceptueel kunstenaar en schepper van nieuwe gekristalliseerde en lyrische hedendaagse iconen: hoe bent u deze weg ingeslagen? Vertel ons over je artistieke reis.
Het begon allemaal in september 2007, toen een moedige directeur als Marco Valle van het E. Caffi Museum in Bergamo, na het zien van een project van mij dat nog in de kinderschoenen stond, besloot een hele tentoonstelling aan mij te wijden: “Zwarte Zee”. Dat kleine aantal werken – slechts zeven – vertegenwoordigde mijn eerste publieke optreden. Uit dat tamelijk gelukkige debuut is een tamtam ontstaan waarbij vele andere musea betrokken waren. In deze dagen zijn mijn “Constatazioni”, zoals ik ze noem en geen aanklachten omdat het gaat om situaties die altijd onder ieders ogen zijn geweest, in vele musea en instellingen te zien. Zij zijn erin geslaagd nieuwsgierigheid te wekken en uiteindelijk te komen tot het eerste kunstmuseum dat mij heeft verwelkomd, de Galerij van Moderne Kunst in Genua, onder leiding van Maria Flora Giubilei met wie wij op een ongetwijfeld bizar idee zijn gekomen: het museum te “vervuilen” door ontheiligende werken, zoals het mijne, te combineren met de meesterwerken van de tentoonstelling. Een risico dat zal leiden tot de realisatie van een hele catalogus, toegevoegd aan een verlenging van nog eens drie maanden en een pagina over “Van Genua tot Genua”, een boek van Andrea Ranieri, wethouder van cultuur van de Ligurische hoofdstad. Een grote voldoening. Van de schepping van werken die ondubbelzinnig wezen op de door de mens veroorzaakte rampen, tot het gebruik van organisch afvalmateriaal was de stap kort, namelijk om met zijn afval een van de voornaamste voedingsmiddelen te veredelen die de wereld altijd heeft gevoed: de vis.

Uw atelier verschilt sterk van het atelier van een schilder en is bijna te vergelijken met een alchemistisch laboratorium of een operatiekamer: heeft u zin om de sluier van het mysterie te ontdekken en die aan ons publiek te beschrijven? Welke gereedschappen en materialen gebruikt u, welke technieken…?
Mijn atelier is het pakhuis dat werd gebruikt voor de invoer, verwerking en distributie van vis, dat wil zeggen een voormalig koelhuis dat nu Menotrenta Museum heet, de tentoonstellingszalen zijn de voormalige koelkamers, de voormalige laboratoria zijn mijn atelier, de kantoren zijn gedeeltelijk receptie maar vooral een condensatie van vroegere projecten, toekomstige of nooit voltooide. Het nieuwe onderzoek dat rond 2014 werd ontwikkeld met het gebruik van inkt en huiden van koppotigen die werden behandeld om de natuurlijke kleur van de livrei te behouden, dankzij een door mij gepatenteerde methode, en gemanipuleerd met stalen naalden en chirurgische scalpels, leidt tot een transformatie van het materiaal om schoonheid en transparantie te ontdekken. Deze nieuwe studie geeft nieuw leven aan het organisch afval dat ik beschouw als de schakel en de onuitwisbare herinnering aan het product dat de mens heeft gevoed. “Van het eetbare dat het lichaam voedt, tot de kunst die de geest voedt”. De materieschildering wordt de sterkste impuls voor het onderzoek naar de natuurlijke kleur, die de enige gebruikte kleur zal worden, gereguleerd door de manipulatie van de chromatoforen die in het produkt aanwezig zijn, zonder toevoeging van kunstmatige kleuren. Met het project Abissi onderzoekt hij het bekende en het onbekende en de kronkelige wegen van het menselijk denken. Hij ontdekt en belicht de wonden en uitwassen van de gescheurde huid die afgronden en meanders worden waar gedachten verloren gaan en regenereren, en onthult zo het lijden dat ik heb ondergaan tijdens mijn levensweg, die ik definieer als mijn Via Crucis.

In 2010 had u de kans om de Affordable Art Fair in Amsterdam en de Open Art Fair in Utrecht bij te wonen: hoe voelde u zich toen en hoe hoopt u dat Nederland er in 2021 bij zal staan?
Het was voor mij een unieke ervaring, ook omdat ik meer dan 40 jaar met Nederland heb gewerkt: vanuit de havens van Urk, Volendam, Harlinger, Jimuiden importeerde ik Nederlandse vis voor scholen, schol. Toen ik kwam, bracht ik een project mee dat de geschiedenis van Nederland in verband met de visserij weergeeft, zoals mij verteld werd door plaatselijke vissers en producenten, en de ongelooflijke en buitengewone combinatie. Een klein land als onze regio heeft een product, de schol, dat over de hele wereld bekend is en gewaardeerd wordt, en nog een andere combinatie die de morfologie van die vis met Nederland verbindt, (maar dit zal ik pas onthullen als een Nederlandse openbare instelling mij zal uitnodigen om in Nederland een tentoonstelling te maken). Van daaruit begon mijn onderzoek en de eerste tentoonstelling met deze materialen werd in Nederland gemaakt, alle werken waren gemaakt met huiden van schol, historische visnetten, houten kisten uit de jaren 60 die nu in onbruik zijn geraakt. Het was een groot succes en ik kreeg ook een artikel in een plaatselijke krant opgedragen met de foto van een werk (Het Urkerland).

Wat zijn uw toekomstplannen voor de komende maanden? Waar ben je mee bezig?
Ik heb veel toekomstige projecten, zowel in termen van nieuw onderzoek dat ik doe als voor tentoonstellingen die we aan het voorbereiden zijn. Er zijn al veel evenementen gepland die zijn uitgesteld vanwege Covid 19, ik ben finalist in twee grote wedstrijden, ik bereid een solotentoonstelling voor die een belangrijke institutionele plaats zal innemen en ondersteund zal worden door een museum waar ik de werken die verkocht zullen worden zal schenken ten gunste van een vereniging die zich bezighoudt met de strijd tegen kanker, zoals in het verleden al is gedaan, en dat zal mijn voornaamste voorrecht voor de toekomst zijn (een belofte die ik aan mijn vrouw heb gedaan voordat ze wegvloog). Ik zal ook aanwezig zijn op enkele belangrijke afspraken in Italië en in het buitenland die reeds zijn gepland.

Wat is het uiteindelijke doel van de zeer persoonlijke en vernieuwende conceptuele kunst van Gianni Depaoli? Bent u niet bang dat slechts een kleine groep kunstliefhebbers de diepe boodschap begrijpt die uw werken uitdragen?
De werkelijkheid observeren en zo vormgeven dat mensen ervan kunnen genieten en zich ervan bewust worden, waarbij ik mijn innerlijk, mijn lijden maar ook het dagelijks genieten van de schoonheid die de natuur ons schenkt, extrapoleer. In mijn werken verschijnen gezichten, silhouetten soms openlijk onthuld en soms verborgen die mijn relatie met het onbekende en het zoeken naar de lichtheid van het zijn bekrachtigen. Onrust, bezorgdheid, angst, worden verbeeld door rijtwonden, afgronden en meanders die de huid verwonden, maar verdrijven door de transparante schoonheid van natuurlijke vormen en kleuren.
Ik ben altijd geïnteresseerd geweest in het naar voren brengen van het “detail”, het verbeelden van de backstage van het leven, het ontdekken van de verborgen constructie in plaats van te genieten van het eindresultaat. Het zijn de details die ons onderscheiden en ons uniek maken, onze onuitwisbare en herkenbare handtekening. Nee, ik maak me er geen zorgen over, integendeel, het fascineert me, als je de grens overgaat voor een experimenteel proces weet je al dat je moeilijkheden zult tegenkomen, moeilijkheden die zelfs de grote meesters zijn tegengekomen, Burri, Arman, Penone, Pistoletto om er maar een paar te noemen en nu zien we waar zij zijn aangekomen. Nu de kunstmensen op deze nieuwe procédés zijn voorbereid, zijn zij zelf op zoek naar nieuwe producties die hen kunnen verbazen. Gelukkig heb ik altijd verzamelaars ontmoet die in iets vernieuwends en ongewoons wilden investeren en musea die iets bijzonders wilden presenteren, wat betreft het materiaal, de manipulatie ervan, maar tegelijk ook zeer sterke concepten uitdrukken.

Met grote dankbaarheid dank ik Gianni Depaoli voor zijn beschikbaarheid. Ik herinner de lezers eraan dat zij andere video’s kunnen lezen en bekijken op de pagina gewijd aan de kunstenaar op criticoarte.org: Gianni Depaoli – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org).

Ask the artist: Gianni Depaoli

Although it has only been a few months since I first met Piedmontese artist Gianni Depaoli via the web, a deep mutual trust and esteem has been established, as well as a great admiration for the elegant conceptual works he creates. Gianni Depaoli is the only conceptual artist in the Contemporary Italian Art in the Netherlands project because his intense artistic poetics have shaken my innate distrust of this contemporary art form. Gianni Depaoli’s art is based on the principles of eco-sustainability and bio-diversity, which are conveyed to the observer through the creation of installations and works (pictorial and sculptural, figurative and abstract), which gather different meanings and take on identities that can be traced back to historical and cultural contexts that are always closely linked to respect for the sea and organic waste, which is charged with artistic, lyrical and poetic value and can be called a “new icon” and a “contemporary fossil”. The Piedmontese artist is already internationally known and has been present in the Netherlands for several years; after his absence in the last decade, he has decided to show his new conceptual works at the Manzoni Kunst Galerie in Oosterwolde.

But let’s finally give the opportunity to Gianni Depaoli to speak:

You are a conceptual artist and creator of new crystallised and lyrical contemporary icons: how did you get on this path? Tell us about your artistic journey.
It all began in September 2007 when a courageous director like Marco Valle of the E. Caffi Museum in Bergamo, after seeing a project of mine that was still in its embryonic stage, decided to dedicate an entire exhibition to me: “Mare Nero” (Black Sea). That small number of works – just seven – represented my first public appearance. From that rather fortunate debut, a tam-tam started that involved many other museums. These days, my ‘Constatazioni’, as I call them and not denunciations, since these situations have always been in the public eye, are on display in many museums and institutions. They have managed to arouse curiosity and finally arrive at the first art museum that has welcomed me in the Gallery of Modern Art in Genoa, directed by Maria Flora Giubilei, with whom I came up with a certainly bizarre idea: to “pollute” the museum by combining desecrating works, such as mine, with the masterpieces on display. A gamble that will lead to the production of an entire catalogue, plus an extension of another three months and a page on “From Genoa to Genoa”, a book by Andrea Ranieri, councillor for culture of the Ligurian capital. A great satisfaction. From the creation of works that unequivocally pointed out the disasters caused by man, to the use of organic waste material, the step was short, that is to say, to ennoble with its waste one of the primary foods that has always nourished the World: fish.

Your atelier is very different from a painter’s atelier and is almost on a par with an alchemist’s laboratory or an operating theatre: would you like to discover the veil of mystery and describe it to our audience? What tools and materials do you use, what techniques…?
My studio is the warehouse that was used for importing, processing and distributing fish, i.e. a former refrigerated warehouse now renamed Menotrenta Museum, the exhibition rooms are the former cold storage rooms, the former laboratories are my studio, the offices are partly a reception area but above all a condensation of past, future or never completed projects. The new research developed around 2014 using inks and cephalopod skins treated to preserve and maintain the natural colour of the livery, thanks to a method patented by me, and manipulated with steel needles and surgical scalpels, leads to transforming the material to discover its beauty and transparency. This new study gives new life to organic waste, which I consider the link and indelible memory of the product that nourished the Human Being. “From the edible that nourishes the body, to the art that nourishes the spirit”. Material painting becomes the strongest impulse for the search for natural colour, which will become the only colour used, regulated by the manipulation of the chromatophores existing in the product, without adding artificial colours. With the Abissi project, he investigates the known and the unknown and the tortuous paths of human thought. He discovers and highlights the wounds and excrescences of lacerated skin that become abysses and meanders where thought is lost and regenerated, revealing the suffering I have undergone during my life journey, which I define as my Via Crucis.

In 2010 you had the opportunity to attend the Affordable Art Fair in Amsterdam and the Open Art Fair in Utrecht: how did you find it at the time and how do you hope Holland will be in 2021?
It was a unique experience for me, also due to the fact that I had worked with Holland for more than 40 years: from the ports of Urk, Volendam, Harlinger, Jimuiden, I imported Dutch fish for schools, plaice. When I came, I brought a project representing Holland’s fishing history, told to me by local fishermen and producers, and the incredible and extraordinary combination. A small country like our region has a product, the plaice, that is known and appreciated all over the world, and another combination that links the morphology of that fish to Holland (but I will only reveal this when a Dutch public institution invites me to do an exhibition in Holland). From there my research started and the first exhibition with these materials was held in Holland, all the works were made with plaice skin, historical fishing nets, wooden crates from the 1960s which are now obsolete. It was a great success and I even got an article in a local newspaper with a photo of one of the works (Het Urkerland).

What are your future projects for the coming months? What are you working on?
I have many future projects, both in terms of new research that I am conducting and exhibitions that we are preparing. There are many events already planned that have been postponed due to Covid 19, I am a finalist in two important competitions, I am preparing a personal exhibition that will have an important institutional venue and that will be supported by a museum where I will donate works that will be sold to an association that deals with the fight against cancer, as I have done in the past, and that will be my main prerogative for the future (a promise I made to my wife before she flew away). I will also be present at some important events in Italy and abroad that have already been scheduled.

What is the ultimate goal of Gianni Depaoli’s highly personal and innovative Conceptual Art? Aren’t you afraid that only a narrow niche of art lovers can understand the profound message that your works convey?
Observing reality and shaping it so that people can enjoy it and become aware of it, by extrapolating my inner self, my sufferings but also the daily enjoyment of the beauty that nature gives us. My works feature faces and silhouettes, sometimes clearly revealed, sometimes hidden, which underline my relationship with the unknown and my search for the lightness of being. Restlessness, anguish and fear are represented by lacerations, abysses and meanders that wound the skin, but are exorcised by the transparent beauty of natural shapes and colours.
I have always been interested in bringing out the “detail”, imagining the backstage of life, discovering the hidden construction rather than enjoying the final result. It is the detail that differentiates us and makes us unique, our indelible and recognisable signature. No, it doesn’t worry me; on the contrary, it fascinates me. When you cross the border for an experimental process you already know that you will encounter difficulties, difficulties that the great masters have also encountered, Burri, Arman, Penone, Pistoletto to name but a few, and now let’s see where they have arrived. Now the people of art are prepared for these new processes, they themselves are looking for new productions that can amaze them. Fortunately, I have always met collectors who wanted to invest in something innovative and unusual and museums that wanted to present something particular, in terms of the material, its handling, but at the same time expressing very strong concepts.

With immense gratitude, I thank Gianni Depaoli for his availability. I would like to remind readers that they can read and see other videos on the page dedicated to the artist on criticoarte.org: Gianni Depaoli – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org)

Domanda all’artista: Gianni Depaoli

Anche se sono passati pochi mesi da quando ho conosciuto via web l’artista piemontese Gianni Depaoli, si è instaurata una profonda e reciproca fiducia e stima, nonché una grande ammirazione per le opere concettuali di grande eleganza che realizza. Gianni Depaoli è l’unico artista concettuale presente nel progetto Arte Italiana contemporanea in Olanda proprio perché, grazie alla sua intensa poetica artistica, ha scalfito la mia innata diffidenza verso questa forma d’arte contemporanea. L’arte di Gianni Depaoli si basa sui principi di eco-sostenibilità e di bio-diversità che vengono trasmessi all’osservatore tramite la creazione di installazioni e di opere (pittoriche e scultoree, figurative e astratte), che raccolgono significati diversi ed assumono identità riconducibili a contesti storici e culturali sempre strettamente connessi al rispetto del mare e dello scarto organico che si carica di valore artistico, lirico e poetico e può essere denominato come “nuova icona” e “fossile contemporaneo”. L’artista piemontese è già conosciuto a livello internazionale ed è stato presente sul territorio olandese per diversi anni; dopo l’assenza di quest’ultimo decennio, ha deciso di riproporsi con le nuove opere concettuali alla Manzoni Kunst Galerie di Oosterwolde.

Ma passiamo finalmente la parola a Gianni Depaoli:

Sei un artista concettuale e creatore di nuove icone contemporanee cristallizzate e liriche: come hai intrapreso questa strada? Raccontaci il tuo percorso artistico.

Tutto è iniziato nel settembre del 2007 quando, un direttore coraggioso come Marco Valle del Museo E. Caffi di Bergamo, dopo aver visto un mio progetto ancora allo stato embrionale, decise di dedicarmi un’intera mostra: “Mare Nero”. Quel numero esiguo di opere – appena sette – ha rappresentato la mia prima uscita pubblica. Da quell’esordio piuttosto fortunato, partì un tam-tam che coinvolse molti altri musei. In questi giorni le mie “Constatazioni”, così le chiamo e non denunce in quanto situazioni da sempre sotto gli occhi di tutti, sono esposte in molti musei e sedi Istituzionali. Sono riuscite ad incuriosire ed infine ad approdare al primo museo d’Arte che mi ha accolto nella Galleria d’Arte Moderna di Genova, diretta da Maria Flora Giubilei con la quale è nata un’idea sicuramente bizzarra: quella di “inquinare” il museo abbinando opere dissacranti, quali le mie, ai capolavori dell’esposizione. Un azzardo che porterà alla realizzazione di un intero catalogo sommato ad una proroga di altri tre mesi e a una pagina su “Da Genova per Genova”, un libro di Andrea Ranieri, assessore alla cultura del capoluogo ligure. Una grande soddisfazione. Dalla creazione di opere che additavano in modo inequivocabile i disastri provocati dall’ uomo, all’utilizzo di materiale organico di scarto dell’edibile il passo è stato breve, quello cioè di Nobilitare con il suo scarto uno degli alimenti primari che nutre da sempre il Mondo: il pesce.

Il tuo atelier è molto diverso da un atelier di un pittore ed è quasi alla pari di un laboratorio alchemico o una sala operatoria: hai voglia di scoprire il velo di mistero e descriverlo al nostro pubblico? Che strumenti e materiali utilizzi, quali tecniche…

Il mio studio è il magazzino che serviva per l’importazione, la lavorazione e la distribuzione del pesce, è cioè un ex magazzino frigorifero ora ribattezzato Museo Menotrenta, le sale espositive sono le ex celle frigorifere, gli ex laboratori sono il mio studio, gli uffici sono in parte accoglienza ma soprattutto un condensato di progetti passati, futuri o mai conclusi. La nuova ricerca sviluppata verso il 2014 con l’utilizzo di inchiostri e pelli di cefalopodi trattati per la conservazione e mantenimento del colore naturale della livrea, grazie ad un metodo da me brevettato, e manipolati con aghi d’ acciaio e bisturi chirurgici, porta a trasformare la materia per scoprirne bellezza e trasparenza. Questo nuovo studio dona nuova vita allo scarto organico che considera l’anello di congiunzione e ricordo indelebile del prodotto che ha nutrito l’Essere Umano. “Dall’edibile che nutre il corpo, all’arte che nutre lo spirito”. La pittura materica diventa il più forte impulso per la ricerca del colore naturale, che diventerà l’unico colore utilizzato, regolato dalla manipolazione dei cromatofori esistenti nel prodotto, senza aggiunte di colori artificiali. Con il progetto Abissi, indaga il noto e l’ignoto e i percorsi tortuosi del pensiero umano. Scopre ed evidenzia le ferite e le escrescenze della pelle lacerata che diventano abissi e meandri dove il pensiero si perde e si rigenera, svelando i patimenti che ho subito durante il mio percorso di vita, che definisco la mia Via Crucis.

Nel 2010 hai avuto l’occasione di presenziare all’Affordable Art Fair di Amsterdam e all’Open Art Fair di Utrecht: come ti sei trovato all’epoca e come speri sia l’Olanda nel 2021?

È stata per me un’esperienza unica, dovuta anche al fatto che ho lavorato per più di 40 anni con l’Olanda: dai porti di Urk, Volendam, Harlinger, Jimuiden, importavo il pesce olandese per le scuole, la platessa. Quando venni, portai un progetto che rappresentava la storia dell’Olanda legata alla pesca, raccontatami dai pescatori e produttori locali, e della incredibile e straordinaria combinazione. Uno Stato piccolo come una nostra Regione possiede un prodotto, la platessa, che è conosciuto e apprezzato in tutto il Mondo, ed un’altra combinazione che lega la morfologia di quel pesce all’Olanda, (ma questa la svelerò soltanto nel momento in cui una Istituzione Pubblica Olandese mi inviterà a fare una mostra in Olanda). Da lì la mia ricerca è partita e la prima mostra con questi materiali è stata fatta proprio in Olanda, tutte le opere erano fatte con pelle di platessa, reti da pesca storiche, casse di legno anni 60 ormai desuete. Fu un gran successo e mi venne dedicato anche un articolo su un giornale locale con la foto di un’opera (Het Urkerland).

Quali sono i tuoi progetti futuri per i prossimi mesi? Su cosa stai lavorando?

Progetti futuri ne ho molti, sia a livello di nuove ricerche che sto conducendo sia per mostre che stiamo preparando. Ci sono molti eventi già programmati che sono slittati causa Covid 19, sono finalista in due concorsi importanti, sto preparando una mostra personale che avrà un importante luogo Istituzionale e che sarà sostenuta da un Museo dove donerò delle opere che saranno vendute a favore di una associazione che si occupa di lotta contro i tumori, come già fatto in passato, e che saranno la mia principale prerogativa per il futuro (una promessa che ho fatto a mia moglie prima che volasse via). Sarò poi presente ad alcuni appuntamenti importanti sia in Italia che all’ Estero già programmati.

Qual è il fine ultimo della personalissima ed innovativa Arte Concettuale di Gianni Depaoli? Non hai paura che solo una stretta nicchia di amanti dell’Arte possa comprendere il messaggio profondo che le tue opere trasmettono?

Osservare la realtà e plasmarla affinché le persone ne fruiscano e ne prendano consapevolezza, estrapolando il mio intimo, i miei patimenti ma anche le fruizioni giornaliere della bellezza che ci dona la natura. Nei miei lavori compaiono visi, silhouette a volte palesemente svelati a volte velatamente nascosti che sanciscono il mio rapporto con l’ignoto e la ricerca della leggerezza dell’essere. Inquietudine, angoscia, timore, sono rappresentate da lacerazioni, abissi e meandri che feriscono la pelle, esorcizzate però dalla trasparente bellezza delle forme e dei colori naturali. Mi ha sempre interessato il far affiorare il “particolare”, immaginare il backstage della vita, scoprire la costruzione celata più che godere del risultato finale. È il particolare che differenzia e ci rende unici, la nostra firma indelebile e riconoscibile. No, non mi preoccupa anzi mi affascina, quando si supera il confine per un processo sperimentale si sa già che si incontreranno delle difficoltà, difficoltà che hanno incontrato anche i grandi maestri, Burri, Arman, Penone, Pistoletto per citarne alcuni e ora vediamo dove sono arrivati. Ora il popolo dell’arte è preparato a questi nuovi processi, cercano loro stessi nuove produzioni che possano stupirli. Fortunatamente ho sempre incontrato collezionisti che volevano investire su qualcosa di innovativo ed inusuale e Musei che intendevano presentare qualcosa di particolare, per ciò che riguarda il materiale, la sua manipolazione, ma che allo stesso tempo esprimesse dei concetti molto forti.

Con immensa gratitudine, ringrazio Gianni Depaoli per la sua disponibilità. Ricordo ai lettori che potranno leggere e vedere altri video sulla pagina dedicata all’artista su criticoarte.org: Gianni Depaoli – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org)

Vraag aan de kunstenaar: Fabrizio Spadini

Fabrizio Spadini, grafisch ontwerper, kunstleraar en illustrator uit Lombardije, woont sinds 2009 in Toscane: hier laat hij zich inspireren door het licht en de landschappen die hem ertoe aanzetten elke dag en plein air te schilderen, net zoals de leden van de groep Macchiaioli dat in de tweede helft van de negentiende eeuw deden. Bij het bekijken van de werken van de jonge kunstenaar wordt de toeschouwer getroffen en meegevoerd naar een verleden tussen het surrealistische en het realistische: elementen van de iconografie van de Japanse tekenfilmseries uit de jaren ’70 en ’80 worden op elegante wijze gecombineerd met de realistische stijl en sfeer van de negentiende-eeuwse schildertraditie. De nieuwe helden en fantastische iconen, nu in de collectieve verbeelding, materialiseren zich op een realistisch vlak: een ingebeelde en surrealistische toekomst gemaakt van wachtende sferen, onbeweeglijk en stil, mogelijk gemaakt door de snelle niet-materiële penseelstreek.
Voor zijn artistieke poëtica wordt hij al gewaardeerd in Italië, Engeland en Amerika, en hij maakt deel uit van het project Hedendaagse Italiaanse Kunst in Nederland dat ondersteund wordt door Manzoni Kunst Galerie in Oosterwolde.

Laten we de kunstenaar Fabrizio Spadini beter leren kennen aan de hand van vijf vragen:

Veel mensen hebben u gevraagd waarom u negentiende-eeuwse kunst combineert met de fantastische personages van Japanse manga en anime en cultfilms/tv-series als Star Trek en Star Wars, zou u dat aan ons publiek willen uitleggen? Als je terug in de tijd kon gaan, met wie zou je dan je dag doorbrengen? En, fantaserend, als je in een stripboek kon komen welke zou je kiezen?

Ik geloof dat sommige verhalen die behoren tot de culturele verbeelding van de massa, overgebracht door film, televisie, science fiction literatuur, strips, aan de basis liggen van wat ons heden is. In feite vormen zij gevestigde culturele modellen die traditie zijn geworden, zoals de pre-industriële visuele beeldtaal van de 19e eeuw kan worden beschouwd als de kinderschoenen van de maatschappij van de eerste decennia van de 21e eeuw. Het naast elkaar plaatsen van deze “visuele en culturele wortels” door middel van picturale kunstgrepen lijkt mij een goede manier om mensen te doen nadenken over onze hedendaagsheid. Als ik terug in de tijd kon gaan, zou ik mijn dag doorbrengen met een boer uit het midden van de 19e eeuw, zo een die je kunt zien op een schilderij van Fattori, ik denk dat hij mij veel te leren zou hebben. Als ik in een stripboek zou kunnen staan, zou het een verhaal van Milo Manara zijn.

Hoe komt het dat de kunst tussen de 19e eeuw en de eerste decennia van de 20e eeuw de hoofdrol speelt in uw produktie? Hebt u er ooit aan gedacht te experimenteren met renaissance- of barokkunst, bijvoorbeeld de combinatie te maken van Japanse tovenaars en madonna’s, ook al zou het thema heiligschennis kunnen worden?

Stilistisch ben ik geïnteresseerd in de overgang en de evolutie van de schilderkunst tussen de negentiende en de twintigste eeuw. De verbreiding van de fotografie heeft de schilderkunst in staat gesteld zich los te maken van de zuiver mimetische weergave van de werkelijkheid en aangezien de referentiemodellen in mijn werken de grens tussen werkelijkheid en verbeelding bewandelen, vind ik het interessant om visueel in te gaan op de beeldtaal die zich in die historische periode heeft ontwikkeld. Ik ben van plan een reeks werken te maken over het thema van de “tovenaressen” van de Japanse animatie, maar dan in verband met een thema dat de vrouwelijke figuur in de eerste decennia van de twintigste eeuw op een bijzondere manier heeft beziggehouden, maar ik wil daar nu niet op vooruitlopen.

Hoe gaat u te werk wanneer het artistieke idee bij u opkomt: vertel ons alle geheimen van de creatie van uw werk…

Gewoonlijk noteer ik ideeën die verband houden met een onderwerp, een suggestie, maar vaak ontstaan er voor het lege doek nieuwe ideeën en werk ik bijgevolg vrij snel. Meestal maak ik geen voorbereidende tekening en schilder ik vrij. Als het onderwerp dan vorm krijgt, doe ik iconografisch onderzoek en zoek ik naar referenties die ik als leidraad voor het schilderij kan gebruiken. Ik luister vaak naar radiodrama’s of audioboeken terwijl ik werk. In plaats daarvan luister ik, als ik me wil opladen, naar themaliedjes van tekenfilms of filmsoundtracks die me op dat moment weer in de gemoedstoestand brengen die ik met mijn werk wil uitdrukken.

Reclusion thema: hoe is de kunstenaar Fabrizio Spadini omgegaan met de gedwongen sluitingen veroorzaakt door Covid-19 in 2020? Heeft kunst je geholpen om niet in de vergetelheid te raken door grootse nieuwe werken te creëren?

Eenzaamheid is nooit een probleem geweest voor mij en mijn werk. Ik heb getracht de verleiding te weerstaan om via mijn werken het heden op een didactische manier te willen vertellen. Ik ben geïnteresseerd in de relatie tussen de mens en de technologie, de kunstmatige intelligentie, de mens en de media; in die zin ondergaat de loop van de geschiedenis een versnelling waarvan wij ons pas over enkele jaren bewust zullen zijn, en achteraf zullen wij objectieve conclusies kunnen trekken, ten goede of ten kwade. De huidige situatie in verband met wat er sinds eind 2019 in de wereld gebeurt, schept veel verdeeldheid, het archetype van de “vijand” van de vreemdeling, de oorlogsretoriek, benadrukken deze aspecten alleen maar. Ik geef de voorkeur aan de kleuren van mijn werken, waarbij de “rode zone” verwijst naar de laatste zonnestralen in de schemering.

Heeft u plannen voor deze 2021? Ik weet dat u zich met Japanse Eksters zult bezighouden: welke is uw favoriet en hebt u de ideale omgeving al in gedachten?

In 2021 experimenteer ik met nieuwe verhaallijnen met het oog op komende tentoonstellingen en voorstellingen in 2022. In het bijzonder werk ik aan doeken op groot formaat in relatie tot de meesters van het begin van de twintigste eeuw. Hoewel ze niet echt een tovenares is, maar toch over ongekende krachten beschikt, is Lamu (of Lum Urusei Yatsura) absoluut mijn favoriet. Ik schilder momenteel een groot doek waarop ze staat afgebeeld in een Venetiaans carnaval bij nacht.

Ik dank Fabrizio Spadini dat hij zijn wereld en zijn artistieke gedachten met ons heeft willen delen. Ik nodig de lezers uit de aan hem gewijde pagina op de site criticoarte.org te bekijken: Fabrizio Spadini – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org).

Ask the artist: Fabrizio Spadini

A graphic designer, art teacher and illustrator from Lombardy, Fabrizio Spadini has been living in Tuscany since 2009. Here he has been inspired by the light and landscapes that lead him to paint en plein air every day, just as the members of the Macchiaioli group used to do in the second half of the 19th century. Looking at the young artist’s works, the viewer is struck and transported to a past between the surreal and the realist: elements of the iconography of Japanese animated series from the 1970s and 1980s are elegantly combined with the realist style and atmosphere of the 19th-century painting tradition. The new heroes and fantastic icons, now in the collective imagination, materialise on a realistic plane: an imagined and surreal future made up of waiting, motionless and silent atmospheres, made possible by the fast, non-material brushstrokes.
His artistic poetics are already appreciated in Italy, England and America, and he is part of the Contemporary Italian Art in Netherlands project supported by the Manzoni Kunst Galerie in Oosterwolde.

We get to know the artist Fabrizio Spadini better with five questions:

Many people have asked you why you combine 19th century art with fantastic characters from Japanese manga and anime and cult TV movies/series like Star Trek and Star Wars, would you like to explain this to our audience? If you could go back in time, who would you spend your day with? And if you could get into a comic book, which one would you choose?

I believe that certain narratives belonging to the mass cultural imagination, conveyed by cinema, television, science fiction literature, comics, are at the basis of what is our present. In fact, they constitute established cultural models that have become tradition, in the same way that the pre-industrial visual imagery of the 19th century can be considered as the infancy of the society of the first decades of the 21st century. Juxtaposing these ‘visual and cultural roots’ through pictorial artifice seems to me to be a good way to make people reflect on our contemporaneity. If I could go back in time, I would spend my day with a mid-nineteenth century peasant, one of those you might see in a Fattori painting, I think he would have a lot to teach me. If I could be in a comic book, it would be a story by Milo Manara.

How come art between the 19th century and the first decades of the 20th century is the protagonist of your production? Have you ever thought of experimenting with Renaissance or Baroque art, for example by creating a combination of Japanese sorceresses and Madonnas, even though the theme could become sacrilegious?

Stylistically, I am interested in the transition and evolution of painting at the turn of the century. The spread of photography has allowed painting to break free from the purely mimetic representation of reality, and since the reference models in my works walk the line between reality and imagination, I find it interesting to visually address the pictorial language that developed during that historical period.
I am planning a series of works that deals with the theme of the “wizards” of Japanese animation, but in relation to a theme that concerned the female figure in particular in the first decades of the twentieth century, but I do not want to make anticipations for the moment.

How do you approach the artistic idea: tell us all the secrets of creating your work?
I usually jot down ideas about a subject, a suggestion, but often in front of the empty canvas new ideas emerge and consequently I work quite quickly. I don’t usually make a preparatory drawing and paint freely. Then, when the subject is emerging, I do some iconographic research and look for references to use as a guide for the painting. I often listen to radio dramas or audio books while working. Instead, when I want to get charged up, I listen to cartoon theme songs or film soundtracks that at that moment can reconnect me to a state of mind that I want the work to convey.

The theme of imprisonment: how did the artist Fabrizio Spadini deal with the forced closures caused by Covid-19 in 2020? Has art helped you not to fall into oblivion by creating great new works?

Loneliness has never been a problem for me and my work. I have tried to resist the temptation of trying to tell the present through my works in a didactic way. I am interested in the relationship between man and technology, artificial intelligence, man and the media. In this sense, the course of history is accelerating, which we will only be aware of in several years, and with hindsight we will be able to draw objective conclusions, for better or for worse. The current situation in relation to what is happening in the world since the end of 2019 is creating many divisions, the archetype of the “enemy” of the alien, the rhetoric of war, only emphasise these aspects. I prefer to immerse myself in the colours of my works where the “red zone” is the one that refers to the last rays of the sun at dusk.

Do you have plans for 2021? I know you will be working on Japanese Magpies: which is your favourite and do you already have the ideal setting in mind?

In 2021 I am experimenting with new narrative strands in view of upcoming exhibitions and shows for 2022. In particular, I am working on large format canvases in relation to the Masters of the early 20th century. Although she is not exactly a sorceress, but still possesses uncommon powers, Lamu (or Lum Urusei Yatsura) is definitely my favourite. I’m currently painting a large canvas depicting her in a nocturnal Venetian carnival.

I would like to thank Fabrizio Spadini for sharing his world and his artistic thoughts with us. I invite readers to view the page dedicated to him on the criticoarte.org website: Fabrizio Spadini – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org)

Domanda all’artista: Fabrizio Spadini

Grafico pubblicitario, maestro d’arte ed illustratore lombardo, Fabrizio Spadini dal 2009 vive in Toscana: qui si è lasciato ispirare dalla luce e dai paesaggi che lo portano ogni giorno a dipingere en plein air, proprio come erano soliti fare i membri del gruppo dei Macchiaioli nella seconda metà dell’Ottocento. Guardando le opere del giovane artista, l’osservatore rimane folgorato e viene trasportato in un passato tra il surreale e il verista: elementi dell’iconografia delle serie animate giapponesi degli anni ’70 e ’80 sono elegantemente combinati con lo stile e le atmosfere veriste della tradizione pittorica ottocentesca. I nuovi eroi ed icone fantastiche, ormai nell’immaginario collettivo, si materializzano su un piano realistico: un futuro immaginato e surreale fatto di atmosfere d’attesa, immobili e silenziose, rese possibili dalla pennellata veloce non materica.
Per la sua poetica artistica è già apprezzato in Italia, in Inghilterra ed in America, e fa parte del progetto Arte Italiana contemporanea in Olanda sostenuto dalla Manzoni Kunst Galerie di Oosterwolde.

Conosciamo meglio l’artista Fabrizio Spadini con cinque domande:

In tanti ti hanno chiesto come mai unisci l’arte ottocentesca con i personaggi fantastici dei manga e degli anime giapponesi e dei film/serie TV cult come Star Trek e Star Wars, hai voglia di spiegarlo anche al nostro pubblico? Se potessi tornare indietro nel tempo con chi passeresti la tua giornata? E, fantasticando, se si potesse entrare in un fumetto quale sceglieresti?

Credo che alcune narrazioni appartenenti all’immaginario culturale di massa, veicolate dal cinema, dalla televisione, dalla letteratura di fantascienza, dal fumetto, siano alla base di quello che è il nostro presente. Di fatto costituiscono dei modelli culturali ormai consolidati, che sono diventati tradizione, allo stesso modo in cui l’immaginario visivo pre-industriale, del XIX secolo, può essere considerato come l’infanzia della società dei primi decenni del XXI secolo. Accostare queste “radici visive e culturali” attraverso l’artificio pittorico mi sembra un buon modo per far riflettere sulla nostra contemporaneità. Se potessi tornare indietro nel tempo passerei la mia giornata assieme a un contadino di metà Ottocento, uno di quelli che puoi vedere in un dipinto di Fattori, credo che avrebbe molto da insegnarmi. Se potessi entrare in un fumetto sarebbe una storia di Milo Manara.

Come mai proprio l’arte tra il XIX secolo e i primi decenni del XX secolo è protagonista della tua produzione? Hai mai pensato a sperimentare l’arte Rinascimentale o Barocca creando ad esempio il connubio maghette giapponesi/ Madonne, anche se il tema potrebbe divenire sacrilego?

Mi interessa stilisticamente il passaggio e l’evoluzione della pittura a cavallo tra Ottocento e Novecento. La diffusione della fotografia ha permesso alla pittura di affrancarsi dalla pura rappresentazione mimetica della realtà e dato che i modelli di riferimento nelle mie opere camminano sul filo tra realtà e immaginazione, trovo interessante affrontare visivamente il linguaggio pittorico che si è sviluppato in quel periodo storico. Ho in progetto una serie di opere che affronta il tema delle “maghette” dell’animazione giapponese, ma in relazione a una tematica che ha riguardato la figura femminile in particolare modo nei primi decenni del XX secolo, ma non voglio fare anticipazioni per il momento.

Come ti approcci quando scatta in te l’idea artistica: raccontaci tutti i segreti della creazione di una tua opera…

Di solito mi appunto delle idee relative a un soggetto, a una suggestione, però spesso davanti alla tela vuota si delineano nuove idee e di conseguenza lavoro abbastanza di getto. Solitamente non realizzo un disegno preparatorio e dipingo in maniera libera. Poi quando il soggetto va delineandosi faccio una ricerca iconografica e cerco delle references da utilizzare come guida per il dipinto. Ascolto spesso radiodrammi o audiolibri durante il lavoro. Quando voglio caricarmi invece ascolto le sigle dei cartoni animati o colonne sonore dei film che in quel momento possono riconnettermi a uno stato d’animo che voglio che trasmetta l’opera.

Tema reclusione: come si è posto l’artista Fabrizio Spadini con le chiusure forzate causate da Covid-19 nel 2020? L’arte ti ha aiutato a non cadere nell’oblio creando nuove opere grandiose?

La solitudine non è mai stato un problema per me e per il mio lavoro. Ho cercato di resistere alla tentazione di voler raccontare il presente attraverso le mie opere in modo didascalico. Mi interessa il rapporto tra uomo e tecnologia, intelligenza artificiale, uomo e mezzi di informazione, in questo senso il corso della storia sta subendo un’accelerazione di cui potremo essere consapevoli solo tra diversi anni, e col senno di poi riusciremo a trarne conclusioni obiettive, nel bene e nel male. La situazione attuale in relazione a quello che sta accadendo nel mondo dalla fine del 2019 sta creando molte divisioni, l’archetipo del “nemico” dell’alieno, la retorica di guerra, non fanno che enfatizzare questi aspetti. Preferisco immergermi nei colori delle mie opere dove la “zona rossa” è quella che fa riferimento agli ultimi raggi di sole al crepuscolo.

Hai progetti per questo 2021? So che ti occuperai delle Maghette giapponesi: qual è la tua preferita e hai già in mente l’ambientazione ideale?

Nel 2021 sto sperimentando nuovi filoni narrativi in vista di prossime esposizioni e mostre per il 2022. In particolare, sto lavorando a tele di grande formato in rapporto ai Maestri del primo Novecento. Anche se non è propriamente una maga, ma possiede comunque poteri fuori dal comune, Lamù (o Lum Urusei Yatsura) è sicuramente la mia preferita. Sto dipingendo in questo momento una grande tela che la ritrae in un notturno carnevale veneziano.

Ringrazio Fabrizio Spadini per avere condiviso con noi il suo mondo e i suoi pensieri artistici. Invito i lettori a visionare la pagina a lui dedicata sul sito criticoarte.org: Fabrizio Spadini – Italian art by ELisa Manzoni (criticoarte.org).